La paura.

«Abbiamo vissuto un inferno» 

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Qualche vigneto carbonizzato, parti di uliveti ridotti in cenere, interi terreni rasi al suolo e trasformati in distese nere. Quel che resta della campagna di Selargius - all’indomani dell’inferno di fuoco partito dalla zona di Santa Rosa - è solo desolazione, mischiata all’odore acre di bruciato che rende l’aria quasi irrespirabile a distanza di ore dal mega incendio che ha terrorizzato agricoltori e residenti delle località oltre la 554. «Poteva andare molto peggio, grazie al lavoro impeccabile dei vigili del fuoco e dei tanti volontari non abbiamo perso casa e animali», racconta Maria Assunta Spanu mentre apre il cancello a pochi passi dall’abitazione in piena campagna dove vive col marito.

Il cartello che indica la direzione per la chiesa di Santa Rosa è rimasto intatto, sullo sfondo la cenere lasciata dal violento incendio. Il punto esatto dove la “miccia” è esplosa: una distesa di sterpaglie intorno a un vecchio ovile abbandonato e una “sede staccata” dell’ex Polveriera che le fiamme hanno avvolto per poi correre in direzione 387.

Ieri mattina le ultime operazioni di bonifica della Forestale, vicino a case e aziende agricole lambite dalle fiamme. C’è chi è stato fatto evacuare e ha potuto fare rientro dopo ore, altri hanno perso anni di lavoro: vigneti produttivi cancellati dal rogo, un allevamento di api ucciso dalla lingua di fuoco che ha attraversato chilometri di campagna e “divorato” cento ettari di territorio agricolo. Intere vallate ridotte in cenere, lì dove un tempo gli agricoltori curavano i campi come fossero gioielli, e dove ora regnano rassegnazione e tristezza.

«Abbiamo vissuto un inferno», ripete Maria Assunta Spanu, una delle poche persone - a parte protezione civile, vigili urbani e Forestale - in circolazione ieri nell’agro martoriato dall’incendio. «Le fiamme hanno fatto in tempo a divorare qualche albero del giardino, fortunatamente non è successo niente ai nostri animali», dice ancora. Galline e una colonia di gatti sono salvi per miracolo. «Ringraziamo chi ci ha aiutato, altrimenti qui adesso non ci sarebbe più niente».

In salvo anche due asini, un allevamento di cavalli e qualche cane. «La priorità è stata verificare, insieme al sindaco, le condizioni di chi in campagna ci abita e ci lavora», racconta Tomaso Aquas, ufficiale della Polizia locale di Selargius che mercoledì pomeriggio ha coordinato i vigili urbani insieme all’agente Paolo Marras e altri colleghi della Municipale. Fra i tanti residenti un anziano che ha trascorso le ore di emergenza - al fresco - a bordo di una pattuglia dei vigili.

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