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Sit-in di protesta contro il Ddl Bongiorno 

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Neanche il tempo di archiviare le celebrazioni dell’8 marzo, tra richiami ai diritti delle donne e alla parità, che ritorna la protesta contro il Ddl Bongiorno. Ieri mattina davanti al Consiglio regionale un centinaio di persone ha manifestato per dire no al nuovo provvedimento: «Senza consenso è stupro», lo slogan del sit-in promosso dal Coordinamento femminista e transfemminista Arestəs, per denunciare un possibile passo indietro nelle tutele contro la violenza sessuale.

Nel mirino la proposta di modifica dell’articolo 609-bis del Codice Penale. «La riforma», spiega Loredana Boi, avvocata che collabora con il centro antiviolenza Liberas, «introduce il concetto di volontà contraria della vittima: in pratica il reato di violenza sessuale si configura solo se la persona riesce a esprimere chiaramente il proprio dissenso. Si sposta il cuore della norma dal consenso, previsto finora e riconosciuto anche dalla Convenzione di Istanbul, alla necessità per la vittima di dimostrare di essersi opposta». «Sarà la vittima a dover dimostrare di aver detto no in modo chiaro», dice Sara Cuccaru del collettivo Strasura. «Significa accentuare la vittimizzazione secondaria». Una delegazione è stata ricevuta dal presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, che ha definito la riforma «un arretramento pericoloso». Messaggio anche dalla presidente della Regione Alessandra Todde: «Non possiamo assolutamente accettare passi indietro: senza consenso è sempre violenza», ha detto.

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