Roma. «Siamo al giorno 23 del digiuno di don Giuseppe Serrone, un uomo che sta mettendo a rischio la propria salute per ricordare a tutti che la Chiesa ha uno strumento legale, il canone 1752, che impone la riammissione dei sacerdoti sposati laddove la “salvezza delle anime” sia in pericolo per mancanza di clero». Il conto del digiuno di protesta di Giuseppe Serrone, da anni leader del Movimento internazionale sacerdoti sposati, lo tiene il sito “Informazione libera”, che da giorni pubblica articoli e notizie sul mondo dei presbiteri che hanno abbandonato la veste talare per sposarsi e formare una famiglia. Molti di loro (nel complesso circa 5mila in Italia) non intendono gettare del tutto l’abito sacerdotale alle ortiche e cercano vie di ricomposizione con la Chiesa, anche se finora senza successo. E citano il recente caso del vescovo belga Johan Bonny, che ha annunciato l’intenzione di ordinare sacerdoti uomini sposati entro il 2028 per contrastare la carenza di vocazioni, nonostante il rischio di sanzioni canoniche. Serrone definisce il suo digiuno un «atto di amore e testimonianza non violenta per la Chiesa», con l’obiettivo di una «riammissione al ministero pastorale attivo per i sacerdoti sposati» per rispondere «alla fame di eucaristia nel mondo».
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