Oltre alle tensioni sui manifesti, ad agitare la viglia della Festa c’è l’allarme legato alla dermatite bovina (partita dal Muravera e estesa poi ad altri territori dell’Isola), che minaccia la presenza dei gioghi nel pellegrinaggio del simulacro del Martire Guerriero.
Una questione che l’Arciconfraternita affronta con una fede incrollabile nella continuità del rito. «Non siamo preoccupati», rassicura il presidente Andrea Loi. «In ogni caso il voto verrà sciolto». Il periodo di quarantena previsto da Asl e Regione per arginare i contagi dovrebbe terminare il 30 aprile, ma i custodi del culto non si faranno trovare impreparati. «Nei prossimi giorni valuteremo alcuni “piani B” nell’eventualità che i buoi non siano disponibili». Il pensiero va poi ai proprietari, che custodiscono i buoi tutto l’anno con amore e risorse, ma anche al nuovo cocchio di gala: «È stato appena restaurato – spiega Loi – e non essendoci i buoi non potremmo mostrarlo. Ci dispiacerebbe per le restauratrici che tanto hanno fatto per consegnarcelo nei tempi dovuti». Nonostante le difficoltà, lo sguardo resta rivolto alla storia: «Abbiamo passato momenti peggiori: pensiamo al 1943, sotto le bombe, o al periodo del Covid. Le cose si risolveranno». La priorità, insomma, resta il significato profondo del rito: la devozione non si ferma, con o senza il cocchio di gala.
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