Campobasso.

Giallo della ricina, anche il marito potrebbe averla toccata 

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Campobasso. Ci sarebbero spiragli sul giallo di Pietracatella, dell’avvelenamento con la ricina di Antonella di Ielsi e sua figlia quindicenne Sara.

Un’intercettazione, mandata in onda in esclusiva dal Tg1, racconterebbe alcuni dettagli importanti su quei giorni in cui furono effettuate le analisi dei resti del cibo consumato dalle due donne e dal marito e anche le analisi del sangue dei tre componenti della famiglia, uno solo dei quali è sopravvissuto.

«Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita (Gianni, ndr) ha più di 112 mila piastrine... Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata». La voce registrata – spiega il Corriere della Sera – è di un medico dell’ospedale di Campobasso che parla con la polizia. Significa che anche l’uomo quel giorno non stava bene. La bilirubina alta indica un’eccessiva distruzione dei globuli rossi, dunque, una situazione che potrebbe essere compatibile con un’intossicazione da ricina, il veleno che a Natale avrebbe ucciso la moglie e la figlia. Dunque anche lui potrebbe averla ingerita o toccata, e aveva in corso un’intossicazione, anche se più leggera, dato che è sopravvissuto. Il dubbio ora in questa indagine, al momento senza indagati, è se qualcuno potrebbe aver pianificato anche la morte dell’uomo, oppure se lui ha toccato il veleno per motivi da chiarire.

Sono diverse le persone sentite più volte dall'inizio dell'indagine per duplice omicidio, segno che gli investigatori hanno trovato incongruenze e punti poco chiari, ravvisando la necessità di riconvocare alcuni dei soggetti già ascoltati. Nelle prossime ore sarà nuovamente interrogato anche Di Vita.

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