Auburn. Lionel Messi entra dalla panchina al 70' e il primo pallone che tocca è già un'illuminazione. Il numero dieci riceve poco dietro la trequarti, controlla di esterno e fende la difesa con un filtrante perfetto che manda in porta Lautaro. L'attaccante dell'Inter sbaglia, ma non è questo che conta nell'ultima amichevole dell'Albiceleste, contro l'Islanda, in vista dei Mondiali: conta quanto la sola presenza del suo miglior giocatore basti per dare all'Argentina uno spessore e una pericolosità diversa; conta che l'affaticamento muscolare sia un ricordo messo alle spalle e che lui sia pronto, tra una settimana, a debuttare nella sua sesta Coppa del mondo toccando quota 200 presenze in nazionale. Due minuti dopo Messi (39 anni il 24 giugno) segna su rigore, ma soprattutto prende in mano le chiavi dell'attacco, distribuisce palloni col joystick, entra anche nell'azione del definitivo 3-0. A Buenos Aires i giornali sono un plebiscito per lui: «È tornato lasciando una certezza: è pronto per guidare la “Scaloneta” verso la quarta stella», scrive El Clarin, spiegando: «Può giocare meglio o peggio, ma dona sempre sé stesso allo spettacolo e, soprattutto, al calcio. Perché lui è il calcio». Quella che nella notte italiana tra il 16 e il 17 giugno esordirà contro l'Algeria, però, non sarà una seleccion Messi-dipendente. A condividere l'attacco con lui ci sarà, nel 4-3-3 di Scaloni, la coppia dell'Atletico Madrid formata da Julian Alvarez e dall'esterno Thiago Almada, autore del gol del 3-0 contro l'Islanda. Nella notte, però, da titolare ha giocato l'altra stella argentina della Serie A, Nico Paz. Gli altri reparti sono rodati: dai guantoni del “Dibu” Martinez ai centrocampisti Paredes, Enzo Fernandez e Mac Allister.
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