La vertenza.

Sanac, nuovo appello al Governo  

La protesta dei sindacati: «No alla vendita frazionata dei quattro stabilimenti» 

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C’è apprensione tra i segretari territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil (Giampiero Manca, Mattia Carta e Davide Collu) in merito all’esito del bando di vendita (non il primo, ma il settimo) dei quattro stabilimenti Sanac in Italia, tre cui quello di Assemini nella zona di Macchiareddu. Ed è proprio sulla sede sarda che ricadono le maggiori preoccupazioni: per valutare positivamente le offerte di acquisto arrivate, i sindacalisti chiedono a gran voce che l’azienda venga mantenuta unità in un’unica proprietà, senza separare Assemini dagli stabilimenti di Massa Carrara, Gattinara e Vado Ligure per i quali lavorano circa 300 tute blu e producono refrattari per le acciaierie.

La preoccupazione

Il cuore della crisi oggi non è la mancanza di ordini, ma il rischio di una vendita frazionata. Per i sindacati l’integrità del compendio è un requisito non negoziabile: «Spacchettare l’azienda significherebbe distruggere un patrimonio industriale consolidato», ribadiscono i rappresentanti dei lavoratori, chiedendo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) di ignorare le offerte che non garantiscono l’unità della filiera. L’auspicio è il reinserimento strutturale nel settore dell’acciaio italiano, che Sanac serve da decenni.

I numeri del rilancio

L’attuale preoccupazione stride con i dati operativi del 2024, che avevano acceso grandi speranze. Nel giugno di quell’anno il sito di Macchiareddu aveva vissuto una vera rinascita: il forno era tornato ad ardere dopo due anni di fermo, permettendo il reintegro di 70 unità lavorative e l’azzeramento della cassa integrazione. I dati parlavano chiaro: si era passati dalle 2.500 tonnellate di gennaio alle 4.200 di giugno, con un portafoglio ordini che già a metà anno copriva il 50 per cento della produzione dell’anno precedente. Non solo: si era ipotizzata, a partire dal mese di settembre, una nuova fase di assunzioni.Nonostante le autorizzazioni ambientali (Aia) rinnovate e la capacità tecnica di stare sul mercato grazie alle commesse di Taranto, Sanac resta una realtà in crisi strutturale. Oggi la priorità è la messa in sicurezza dei 300 dipendenti e il destino dell’azienda è legato alla capacità del Governo di preservare l’integrità delle produzioni, evitando che un’eccellenza industriale venga smembrata.

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