L’area industriale di Macchiareddu continua a tremare. Dopo le scosse di Bekaert e Fluorsid, è nuovamente la vertenza Sanac a incendiare il clima occupazionale nel Cagliaritano. La notizia dell’ultima ora è di quelle che i sindacati temevano: l’unica offerta vincolante per l’acquisizione del gruppo - leader nei refrattari per acciaierie - punta alla spartizione dei siti, mettendo a rischio l’integrità produttiva e il futuro di 80 lavoratori sardi.
L’ipotesi Erre Trading
Secondo quanto riferito dai segretari territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil (Giampiero Manca, Mattia Carta e Davide Collu), il direttore generale dell’azienda in amministrazione straordinaria ha confermato che la società Erre Trading sarebbe interessata esclusivamente al ramo d’azienda di Massa Carrara. Per gli altri stabilimenti, tra cui Gattinara, Vado Ligure e soprattutto Assemini, si profilerebbe solo un’ipotesi di “riutilizzo industriale”.
«Sarebbe lo scenario peggiore», denunciano i sindacati. Lo “spezzatino industriale” non è solo un termine tecnico, ma una condanna per il sito sardo: in questo territorio, ogni promessa di riconversione o reindustrializzazione si è trasformata, storicamente, in una lenta cessazione delle attività con la perdita definitiva dei posti di lavoro.
La situazione
Il dramma di Sanac è racchiuso in un paradosso. Nonostante 11 anni di amministrazione straordinaria, il sito di Macchiareddu aveva dimostrato nel 2024 un’ottima capacità di ripresa. Dopo due anni di fermo il forno era tornato ad ardere, la cassa integrazione era stata azzerata e la produzione erano passati dalle 2.500 tonnellate di gennaio alle 4.200 di giugno.
Oggi, quella rinascita rischia di rivelarsi un bagliore temporaneo. La struttura commissariale e il Ministero sono ora chiamati a una scelta politica: avallare una vendita frazionata che salverebbe solo una parte del gruppo o insistere sulla clausola di unicità, preservando una filiera che serve le principali acciaierie italiane, a partire da Taranto.
I sindacati
I sindacati chiedono un intervento immediato della Regione. La richiesta è chiara: il Governo non deve autorizzare offerte che non garantiscano il mantenimento dei quattro stabilimenti e dei 300 dipendenti totali. «L’integrità è la vera forza di Sanac», concludono i segretari.
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