Il caso.

San Benedetto, il mercato dei ritardi: è scontro 

Il rinvio al 2028 accende il dibattito in Aula. Farris: costerà 42 milioni, lavori al 3% 

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Quarantadue milioni di euro. E il conto potrebbe salire ancora. I lavori di riqualificazione del mercato di San Benedetto si trasformano in un caso politico, tra costi che lievitano, modifiche progettuali e ritardi nella fine dei lavori. A incendiare lo scontro, dopo la conferma dello slittamento della riapertura al 2028, sono soprattutto i numeri messi sul tavolo da Giuseppe Farris (CiviCa 2024): quasi un milione di euro di avanzamento finanziario a fronte di un quadro economico che, considerando anche il mercato provvisorio e la revisione dei prezzi, sfiora già i 42 milioni. Ma a pesare sono anche i dubbi sulla progettazione: «Perché interventi fondamentali per il funzionamento di un mercato alimentare emergono soltanto adesso?», chiede l’avvocato e consigliere di minoranza.

L’accusa

«I numeri raccontano tutto», attacca Farris. «Il quadro economico del mercato storico ha raggiunto 31,2 milioni di euro. A questi si aggiungono gli 8 milioni del mercato provvisorio di piazza Nazzari e altri due milioni già previsti per la revisione dei prezzi. Siamo a circa 42 milioni, una somma destinata a crescere perché sono allo studio nuove modifiche progettuali». Ma il nodo politico riguarda soprattutto le scelte progettuali. «Una parte consistente dell’aumento dei costi deriva dalla necessità di rendere il mercato più funzionale: separazione dei percorsi delle merci e dei rifiuti, ampliamento degli spazi di servizio, impermeabilizzazione dei solai», osserva Farris. «Esigenze comprensibili, ma perché non erano state considerate prima di bandire la gara? Non parliamo di dettagli, ma di requisiti fondamentali per il funzionamento di un mercato alimentare», aggiunge.

In coro

Sulla stessa linea Pierluigi Mannino, FdI, che punta il dito contro «la fretta» di avviare l’intervento: «Sono state fatte tutte le verifiche prima di aprire il cantiere?», domanda. Il riferimento è alle interferenze con le reti dei sottoservizi che hanno rallentato i lavori. «Non possiamo affermare che i ritardi abbiano già aumentato le spese, ma è legittimo chiedersi quanto si sarebbe potuto risparmiare con una progettazione più attenta», aggiunge. Roberto Mura (Alleanza Sardegna) allarga il fronte delle accuse alla gestione complessiva dei cantieri. «A Cagliari le opere pubbliche sono sinonimo di ritardi. Le uniche che procedono spedite sono quelle che nessuno vuole, le piste ciclabili. La Giunta deve cominciare a governare i tempi delle opere».

La difesa

La maggioranza respinge le accuse e invita a distinguere le responsabilità. «Il nostro compito è sostenere il lavoro necessario a portare a termine l’opera, pretendere risposte dai soggetti coinvolti e verificare che ogni criticità venga affrontata tempestivamente», afferma Alessandro Cao (gruppo misto). «Il confronto con la minoranza è utile quando contribuisce a fare chiarezza, meno quando alimenta soltanto lo scontro. L’obiettivo è riconsegnare alla città un mercato moderno, funzionale e all’altezza della sua storia, con trasparenza e attenzione agli operatori. Su questo, l’amministrazione continua a lavorare». Marzia Cilloccu (Orizzonte Comune): «Gli imprevisti nell’ambito della realizzazione di un’opera sono tali e non si possono certo prevedere», né governare, ma «già durante la passata amministrazione erano stati chiesti approfondimenti sul cronoprogramma e sulla natura delle demolizioni, senza ottenere un quadro sufficientemente dettagliato. Solo dal 2024 abbiamo iniziato a condividere il più possibile ciò che sarebbe accaduto».

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