L’anniversario.

Salvatore Borsellino, monito alla premier: «Giù le mani da Paolo» 

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L'attacco è diretto. Nessuno deve appropriarsi della figura di suo fratello. Nemmeno la presidente del Consiglio. Non usa mezzi termini Salvatore Borsellino. E, alla vigilia del 34esimo anniversario dell'attentato che ha spezzato la vita del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta, in un'intervista video a un sito di informazioni va giù duro contro Giorgia Meloni. «A lei non posso che lanciare il messaggio di smetterla di dire di ispirarsi alla figura di Paolo, quando invece quello che sta facendo questo Governo è distruggere sistematicamente tutti quei mezzi che lui e Giovanni Falcone avevano lasciato alla magistratura per permettere di combattere la mafia».

Il 41 bis, l'ergastolo ostativo, le leggi sui collaboratori di giustizia, le intercettazioni, spiega borsellino, «facevano parte di quello che venne chiamato il decreto Falcone. Tutto questo è stato spazzato via. Oggi Palermo è piena di ergastolani usciti dalla galera senza mai aver collaborato con la giustizia, che dal carcere continuano a gestire la loro famiglia mafiosa». E aggiunge: «Fratelli d'Italia ha addirittura tentato di soffiarmi il suolo pubblico di via D'Amelio e di utilizzare il palco. Per fortuna sono riuscito a bloccare questo tentativo».

Nell'intervista, rilasciata a Diecimedia, Salvatore Borsellino fa anche un'inedita rivelazione. «Paolo viene ucciso per evitare che testimoniasse che qualcuno dei suoi compagni di gioventù aveva partecipato insieme con Stefano Delle Chiaie alla preparazione della strage di Capaci», dice a riprova della cosiddetta pista nera dietro gli attentati del ’92. «Dai depistaggi di Stato - aggiunge - si è arrivati a un vero e proprio depistaggio istituzionale, che è quello che sta portando avanti una commissione parlamentare Antimafia che vuole cancellare la presenza dei servizi nelle stragi nel nostro Paese. La presenza dell'eversione nera delle stragi che da Piazza Fontana in poi ha contraddistinto la storia del nostro Paese. E si vuole anche addebitare la strage di via D'Amelio a un fantomatico dossier mafia-appalti che mai avrebbe potuto giustificare l'accelerazione di questa strage». Il riferimento è alla tesi sostenuta dall'Antimafia nazionale, che vede nell'inchiesta sulle infiltrazioni di Cosa nostra negli appalti il movente del tritolo di 34 anni fa.

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