Nel quinto reparto del carcere milanese di Bollate, le celle di giorno sono aperte e Mario Roggero gira nell'area assieme agli altri detenuti. Il gioielliere - condannato a oltre quattordici anni per l'omicidio di due suoi rapinatori e il ferimento di un terzo - a poche ore dall’incarcerazione ha avuto già una prima visita. «Sta bene ed è sereno, ci tiene a farlo sapere ai familiari. Quando ci siamo abbracciati, all'inizio e alla fine, l'abbraccio è stato lungo», spiega il vicepremier Matteo Salvini all'esterno della struttura, dopo aver incontrato l'ormai ex negoziante, la cui vicenda giudiziaria è sotto i riflettori da giorni. Con lui ha discusso di libri, di cucina, dello studio dell'inglese, che lui ora ha annunciato di voler intraprendere. Secondo quanto riferito da fonti interne del carcere, poco dopo essere entrato nell'istituto Roggero si sarebbe lasciato andare in un pianto, forse un gesto liberatorio dopo tanta tensione. Nella struttura di Bollate ha fatto visita a Roggero anche il suo legale, Stefano Marcolini: «Sta prendendo consapevolezza delle restrizioni che comporta il trovarsi in carcere. Non è piacevole, ma il morale non è basso. Nessuna notte agitata». E, riferisce l'avvocato, una delle cose che fa più sorridere Mario «sono gli orari a cui si va a pranzo e a cena perché sono orari d'ospedale. Al netto di questo si sta ambientando». Il 72enne sembra essere stato accolto bene dai suoi compagni di cella, tra i quali c'è un ex cuoco. Sono passate meno di quarantotto ore ma lo sguardo non può che andare al futuro. Su questo, l'avvocato è chiaro anche con i giornalisti fuori dall'istituto a Bollate: «I reati di omicidio sono ostativi alla detenzione domiciliare, non è una prospettiva».
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