Un organico all’osso con due soli medici formalmente in servizio, di cui uno solo pienamente operativo. «La salute mentale non può essere considerata un servizio di serie B. Ho chiesto un intervento immediato alla Regione perché non possiamo lasciare soli cittadini, famiglie e operatori sanitari». Il sindaco di Senorbì, Alessandro Pireddu, rompe il silenzio sulla grave emergenza che sta interessando il Centro di salute mentale CA4 dell’Asl, punto di riferimento per oltre quaranta comuni distribuiti tra Trexenta, Sarcidano, Barbagia di Seulo e Sarrabus-Gerrei.
La segnalazione
Nella sua veste di autorità sanitaria locale, il primo cittadino ha scritto alla presidente della Regione, Alessandra Todde, e ai consiglieri regionali del territorio chiedendo un intervento urgente. «Dopo la mia segnalazione ho ricevuto subito riscontro dal consigliere regionale Fausto Piga, che mi ha confermato di aver già presentato un’interrogazione sulla vicenda e mi ha assicurato un ulteriore impegno affinché la Regione affronti rapidamente questa emergenza», aggiunge Pireddu. L’allarme era stato lanciato nei giorni scorsi dalla segreteria regionale della Uil Fpl, guidata da Massimo Marceddu e Priamo Foddis. Al termine di un’assemblea con i lavoratori svoltasi proprio nella cittadina della Trexenta, il sindacato ha inviato una diffida ai vertici Asl e alla Regione denunciando una situazione ormai ai limiti dell’interruzione di pubblico servizio.
Infermieri pendolari
Fino a poco tempo fa il Centro di salute mentale poteva contare su sei medici psichiatri. Oggi ne risultano formalmente in servizio soltanto due e, al netto del responsabile facente funzioni, uno solo è pienamente operativo. Un unico specialista chiamato a garantire l’assistenza in un territorio vastissimo e geograficamente complesso, con inevitabili ripercussioni sulla qualità delle cure.Alle carenze tra i medici si sommano quelle del personale infermieristico. Le tre sedi operative di Senorbì, Isili e Muravera, distanti tra loro fino a 80 chilometri e con tempi di percorrenza che possono superare l’ora e mezza, lavorano con organici ridotti. A Muravera è rimasto un solo infermiere, rispetto ai tre in servizio prima di pensionamenti e trasferimenti, costringendo il personale di Isili e Senorbì a continui spostamenti per garantire la copertura del servizio. «Gli infermieri non sono jolly né autisti», protestano Marceddu e Foddis, che temono un ulteriore aggravamento del clima lavorativo in caso di ricorso sistematico agli ordini di servizio.
Criticità e disagi
Da qui la richiesta di un piano straordinario che preveda lo scorrimento immediato delle graduatorie dei concorsi, l’utilizzo delle prestazioni aggiuntive e l’assegnazione stabile di almeno due infermieri alla sede di Muravera. Nella lettera inviata alla Regione, il sindaco di Senorbì richiama anche le difficoltà strutturali delle aree interne, segnate da una viabilità complessa e da un progressivo spopolamento, ribadendo che il diritto alle cure, soprattutto dei più fragili, deve essere garantito allo stesso modo in ogni parte della Sardegna. «Serve una risposta immediata per tutelare il diritto alla salute dei cittadini», conclude Pireddu.
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