Centrosinistra.

Il Campo largo: «Restiamo compatti, lasciamoli logorare» 

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Se si votasse domani sarebbero pronti, assicurano. Ma nei ragionamenti più riservati del campo largo il tempo può giocare per le opposizioni. «Più passa il tempo, più Giorgia Meloni si logora da sola», è la considerazione che circola nel centrosinistra. All’indomani del colpo inferto al governo sulle preferenze, il confronto si sposta su come capitalizzare il successo. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si vedono per mezz’ora nel corridoio della Corea, alle spalle dell’Aula. Ora l’impegno è non disperdere la ritrovata sintonia, dando sostanza a un campo che punta a diventare il più largo possibile e, incalza il leader del M5S, ad «accelerare». «La premier non può fare finta di niente», è il messaggio che filtra dal Nazareno, dove la legge elettorale viene ormai considerata politicamente morta. Più del destino della riforma, però, per le opposizioni pesa il segnale arrivato dall’Aula: la maggioranza per la prima volta si è incrinata. E a rendere il colpo più duro, osservano dal campo largo, è la bocciatura dei due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini da parte dei loro stessi partiti. Invece il sit-in promosso da +Europa davanti a Montecitorio è la fotografia che il campo largo vuole incorniciare: c’erano tutti, Italia viva compresa. Il primo banco di prova arriva subito: dopo il vertice dei leader, Pd, M5S e Avs votano compatti l’emendamento della maggioranza sul voto ai fuorisede. Non è il testo che avrebbero voluto, ma prevale il pragmatismo: incassare un passo avanti senza smettere di alzare l’asticella. Fuori dall'Aula è Conte a spingere il cantiere dell’alternativa un passo più avanti. Il programma del Movimento «è quasi completato» e il confronto con gli alleati può partire già «la prossima settimana», assicura ridimensionando i distinguo sulla politica estera, dove «le opposizioni sono molto più convergenti della maggioranza», condividendo la priorità del "ripristino del diritto internazionale". Per ora, però, il campo largo evita di forzare i tempi. La manifestazione unitaria di Padova viene archiviata per evitare boomerang come a Napoli: meglio consolidare «l’intesa in Parlamento» e rimandare il salto di qualità ai tavoli programmatici dopo l’estate».

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