Palazzo Madama

Meloni (Pd): «Non si cambia una legge elettorale da soli e a pochi mesi dalle urne» 

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Marco Meloni, senatore del Pd, siamo al capolinea di questo Governo?
«Le divisioni della maggioranza e la protervia di Giorgia Meloni hanno condotto il Governo a una durissima sconfitta. Ha provato a imporre una soluzione che in realtà era un inganno».

Perché un inganno?
«Perché gli eletti al di fuori dei capilista bloccati, quindi con le preferenze, sarebbero stati pochissimi. In Sardegna nel 2022 così ci sarebbero stati 2 posti contendibili su 16. Con l’attuale legge sono 6, nei collegi uninominali. Inoltre, si cancellava la garanzia del 40% dei capilista al genere meno rappresentato. Una farsa per ingannare gli elettori e forse per attenuare l’incostituzionalità del testo».

Il ministro Ciriani parla di vittoria dell’istinto di autoconservazione.
«Balle. Non si cambia la legge elettorale a pochi mesi dal voto. Una legge che non dà più stabilità ma regala la possibilità di eleggere il Capo dello Stato a chi ha solo la maggioranza relativa. Inaccettabile, come l’introduzione del premierato con legge ordinaria. Per farlo devono cambiare la Costituzione e poi c’è il referendum, che perderebbero. Parlerei di istinto democratico».

FI esclude una crisi di Governo perché un dibattito acceso sulla legge elettorale è fisiologico.
«È la premier ad aver trasformato quel voto in una fiducia al Governo, dando il parere favorevole all’emendamento e minacciando la fine della legislatura in caso di voto contrario. Quel voto lo ha perso. Vogliono fingere che il Governo sia ancora vivo? Facciano pure. Fanno male all’Italia, e anche a loro stessi».

Si aspettava che la maggioranza sarebbe andata sotto?
«Non ero così ottimista, ma la decisione di FI e Lega di dare l’ok all’emendamento è stata troppo repentina. Evidentemente nascondeva la volontà di distanziarsi nel voto segreto dall’indicazione di Giorgia Meloni. E’ un atto di sfiducia alla presidente del Consiglio da parte della sua maggioranza».

Dice La Russa: se si è trattato di infortunio per assenza è facile recuperare in Senato.
«La seconda carica dello Stato non può fare il regista della maggioranza. In ogni caso, chiunque abbia cambiato la legge elettorale da solo e a pochi mesi dal voto, poi ha perso le elezioni. Se vanno avanti le conseguenze sono gravi: tutto il potere nelle mani di uno, o una, soli al comando. In più metteranno i loro destini nelle mani razziste e neofasciste di Vannacci. Auguri, sarà un grande insuccesso».

Chi ha paura delle preferenze?
«Ho fatto il consigliere regionale, eletto con le preferenze. Esistono a tutti i livelli e sono favorevole a introdurle – se per tutti e garantendo l’equilibrio di genere – o ancor più ai collegi uninominali. Ma sono assolutamente contrario a cambiare le regole del gioco a pochi mesi dal voto».

Ipotesi voto anticipato. In Sardegna si è pronti?
«Più che altrove. Già da qualche anno abbiamo fatto un lavoro politico importante con il centrosinistra progressista, siamo al governo della Regione e di molte città. La destra al governo ha calpestato le regioni più fragili e le Isole, che sono e saranno al centro del programma del Pd e della coalizione».

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