Il racconto.

«Nei campi niente ferie, comanda la natura» 

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Se in città si suda, altrove è pure peggio. «Quanti gradi? Mi sa che è meglio non contarli. Ma le assicuro che si sentono tutti», racconta Efisio Ugas, 48 anni, coltivatore diretto di Donori, col trattore in moto in sottofondo e una spiccata ed evidente inclinazione al sacrificio che rende tutto forse meno pesante.

«In agricoltura comanda la natura, non esistono sicuramente le ferie, i tempi li dettano le colture, che ci siano 30 o 40 gradi non possiamo fare altro che adattarci».

Ultime ferie non pervenute, i consigli per non squagliarsi sono semplici-semplici: «Quando si può bisogna cercare di sfruttare le prime ore del mattino, quando le temperature sono comunque sempre calde ma tollerabili. Poi è fondamentale bere tanta acqua per mantenersi idratati e coprire la testa per evitare i colpi di calore».

Che non è che cambino più di tanto la prova di resistenza, ma si tira avanti comunque. Col pensiero che va per un attimo agli altri lavoratori privilegiati: quelli che si godono l’aria condizionata negli uffici chiusi e dove la natura detta altre regole. Ma dice che prova caldo ma non sentimenti d’invidia: «Certo, hanno la fortuna di stare al fresco, ma la sensazione di libertà e le soddisfazioni che ti dà la terra non sanno sicuramente cosa significa», osserva tra una cimatura e l’altra. «I sacrifici fanno parte della vita, e poi alla fine si finisce per adattarsi anche al caldo. Chi come me cresce facendo questo lavoro forse impara a lamentarsi meno, e a pensare più al benessere delle viti e delle piante che al proprio». (sa. ma.)

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