Una madre disperata, due figli scomparsi da quasi un anno e una storia tutta sbagliata che non sembra avere una fine, qualsiasi essa sia. Come si vive aspettando due figli che non sono mai tornati a casa e dei quali non si sa più nulla. È un supplizio che svuota il corpo e l’anima. Simona Deiana è la mamma di Lorenzo e Giuseppe, i due fratelli olbiesi spariti in mare, il pomeriggio del 19 aprile dell’anno scorso. Lei ha lanciato mille appelli, l’ultimo qualche giorno fa sui social, accompagnato dalle note di una canzone di Claudio Baglioni, Niente più. Simona ha chiesto e chiede aiuto a tutti: «Sono sicura che qualcuno conosce la verità. Lo chiedo con il cuore in mano, ho bisogno dei miei figli. Se qualcuno sa, anche in modo anonimo, mi contatti». E Simona si sente sola, abbandonata, impotente, gli appelli sono uno strazio. Dice il suo legale, l’avvocato Pietro Cherchi: «È una donna piena di dignità, come tutti i familiari di Lorenzo e Giuseppe. Si fanno forza e non polemizzano, non accusano nessuno. Ma quando apprendono certe notizie è un colpo al cuore. Si sentono veramente abbandonati».
«Cercate i miei figli»
Simona Deiana nei giorni scorsi ha appreso la notizia delle operazioni condotte nel mare di Santa Maria Navarrese, dove è stato trovato il peschereccio “Luigino”, adagiato sul fondale a 150 metri di profondità. In Ogliastra mancano all’appello Antonio Morlè ed Enrico Piras, le vittime del naufragio dell’11 febbraio. Alle operazioni di ricerca partecipa la nave spagnola Artabro, braccio operativo dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima. L’avvocato Pietro Cherchi non polemizza sul punto, ma è diretto: «La madre di Lorenzo e Giuseppe non sa nulla di quello che può essere successo. Non ci sono risposte per lei. Noi abbiamo lavorato per fornire alla Procura di Tempio e alla Guardia Costiera tutto il supporto possibile».
Una inchiesta aperta
Il caso di Lorenzo e Giuseppe Deiana non è al centro di una procedura (Prefettura e Protezione Civile) per la ricerca di persone scomparse. La Procura di Tempio ha aperto un fascicolo che tra le ipotesi (anche se la meno accreditata) contempla anche quella della collisione. I due fratelli il 19 aprile dell’anno scorso, alla vigilia di Pasqua, stavano rientrando da una battuta di pesca nel mare di Capo Figari. La loro barca, quattro metri e mezzo, in vetroresina, alta meno di 50 centimetri, potrebbe essere stata travolta da un’onda. Sono stati trovati in mare il coperchio del gavone, le scarpe (piede destro) dei due fratelli, uno zaino, succhi di frutta e un serbatoio. Di loro nessuna traccia. Dice l’avvocato Pietro Cherchi: «Abbiamo chiesto alla Procura di verificare le tracce elettroniche dei telefoni di Lorenzo e Giuseppe, utilizzando i dati del ripetitore di Nodu Pianu, a Golfo Aranci. Attendiamo un riscontro. Abbiamo anche indicato il percorso della barca, verosimile, e alcune testimonianze. È passato un anno ed è veramente insopportabile per i familiari questa angosciante attesa».
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