Approvato il decreto legge sulle bollette in Consiglio dei ministri martedì scorso, la partita si sposta a Bruxelles. Il governo deve convincere la Ue che lo scorporo della tassa europea sulle emissioni, l'Ets, dal costo del gas per la produzione elettrica (la misura più importante del decreto) non è un aiuto di stato. Il ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato che partirà a Bruxelles una trattativa per la riforma dell'Ets.
Il Governo
Per tagliare le bollette elettriche, il Governo vuole non far pagare la tassa sulle emissioni Ets a coloro che producono elettricità col gas. Ma questo meccanismo andrebbe a modificare una tassa della Ue. E Bruxelles potrebbe bocciarlo come distorsione del mercato e aiuto di Stato. «Da più tempo sosteniamo che la questione degli Ets debba essere affrontata con Bruxelles», spiega Pichetto Fratin, secondo il quale, grazie al decreto bollette «sul prezzo all'ingrosso dell'elettricità possiamo ragionare su un abbassamento per il sistema produttivo dal 10 al 15%».
I dubbi
Sul tema interviene Silvio Lai, parlamentare (e segretario regionale) del Pd, che ha presentato una interrogazione. «Dal 1° gennaio 2024 il sistema europeo di scambio delle quote di emissione è stato esteso al trasporto marittimo, generando un rilevante gettito per lo Stato. È doveroso sapere con chiarezza quante risorse siano entrate nelle casse pubbliche, dove siano confluite e come vengano utilizzate». «L’applicazione dell’Ets al settore marittimo», aggiunge, «sta determinando un aumento significativo dei costi di trasporto merci e passeggeri, con effetti particolarmente pesanti per le regioni insulari, che non dispongono di alternative infrastrutturali terrestri. A fronte di questi impatti, non risultano misure compensative specifiche né una rendicontazione pubblica disaggregata delle entrate derivanti dal comparto marittimo. Non si tratta di mettere in discussione gli obiettivi ambientali europei», conclude, «ma di garantire trasparenza nell’utilizzo di risorse che derivano da oneri ambientali e che incidono in modo differenziato sui territori. Le regioni insulari non possono essere penalizzate dall’aumento dei costi e dall’assenza di una redistribuzione equa delle risorse generate proprio da quei costi».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
