Il caso.

Poetto, un’estate tra alghe e plastica 

Dalla Prima fermata al litorale di Quartu, il polietilene si mischia alla sabbia 

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Dopo la distesa di alghe che sembra non voler lasciare il Poetto, ora sulla sabbia compaiono anche misteriose palline bianche. Simili al pellet, ma più piccole, dure e traslucide al sole, sono arrivate spinte a riva dalle onde. Poco dopo, ecco comparire anche alcuni sacchi pieni dello stesso materiale. «Erano pesanti, circa 25 chili ciascuno. Ne abbiamo recuperati cinque solo tra la spiaggia libera della Quarta fermata e la fine della concessione dell’Emerson», racconta un bagnino. «All’inizio pensavo fossero le zavorre per le boe. Poi li abbiamo aperti e ci siamo resi conto che non contenevano sabbia».

Il mistero

Le segnalazioni si sono moltiplicate tra martedì e ieri, dall’inizio del Poetto fino a Quartu. Con il moto delle onde poi le palline si sono disperse lungo la spiaggia, finendo sotto i piedi dei bagnanti e i loro teli mare. «Le ha notate mio figlio mentre scavava una buca vicino all’acqua – racconta Ivan Fittipaldi – Mi ha chiesto cosa fossero e, sinceramente, pensavo fossero granuli di sale».

Per cercare una risposta le verifiche della Guardia costiera proseguono via terra e via mare. L’unica certezza, al momento, è che si tratti di materiale plastico, materia prima destinata all’industria e che potrebbero arrivarne ancora. Sul caso si esprime anche la minoranza: «Serve un intervento immediato», tuona il consigliere Roberto Mura, che ha depositato un’interrogazione chiedendo una ricognizione del litorale, la bonifica delle aree interessate, un’informazione chiara ai cittadini e l’accertamento delle responsabilità per quello che definisce «un grave episodio di inquinamento». La preoccupazione, infatti, riguarda anche le possibili conseguenze ambientali: se ingeriti dai pesci o frammentati dal sole e dall’acqua, questi granuli potrebbero determinare un pericolo per l’ecosistema marino.

Le due facce

È un Poetto dai forti contrasti quello di questo inizio di luglio. Da una parte i cantieri per la riqualificazione delle passerelle e degli accessi alla spiaggia. Dall’altra tratti ancora segnati dall’incuria, tra rovi e vegetazione incolta. Tra chi si si ferma incuriosito a osservare gli operai al lavoro c’è chi storce il naso: «Bisognava arrivare a luglio per iniziare i lavori?», commenta un bagnante. Alla Prima fermata, intanto, continuano le discussioni sulla posidonia. «A me non dà fastidio – dice Mirella Cao –. Capisco però che chi arriva qui per la prima volta possa viverla come un disagio». Soprattutto, aggiungono in molti, per chi frequenta la spiaggia con bambini piccoli. «È una cartolina macchiata», osserva una signora dall’ombrellone accanto. «La posidonia è il simbolo di un mare sano e va rispettata, ma non possiamo ignorare l’effetto che può avere sull’immagine turistica della città».Se sulla posidonia il Comune ha già chiarito di non voler intervenire, anche in ragioni di tutela ambientale, per le misteriose palline resta aperta la partita: «Abbiamo ricevuto la comunicazione dalla Capitaneria di Porto – spiega l’assessora all’Ambiente Luisa Giua Marassi – e in attesa degli esiti degli accertamenti anche da parte dell'Arpas, stiamo valutando le azioni di competenza».

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