Il convegno.

Petrolio, dopo Hormuz un addio più lento e graduale 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Le petroliere bloccate per mesi nello Stretto di Hormuz hanno reso evidente che l’addio del mondo al petrolio sarà più lento del previsto. Chi aveva immaginato la decarbonizzazione come un taglio netto di forbici tra passato e futuro si è sbagliato: l’hanno spiegato gli esperti che ieri si sono confrontati al T Hotel di Cagliari, su invito della Saras, sui temi della sicurezza energetica dell’Italia alla luce del contesto internazionale transizione energetica. La domanda di energia cresce, e il petrolio resta una fonte centrale soprattutto per i trasporti e continuerà ad avere un ruolo significativo nel prossimo decennio.

Ne dovrà tenere conto l’Europa, che negli ultimi 17 anni ha visto chiudere 35 raffinerie: erano 118 nel 2009, oggi ne restano 83. Fra queste c’è Sarroch, la più grande del Mediterraneo, di cui il Chief executive officer di Saras, Franco Balsamo, ha rimarcato il ruolo essenziale per la sicurezza energetica del Paese e della Sardegna.

L’ipotesi di restare con gli aerei a secco in piena estate ha chiarito a tutti che l’industria della raffinazione europea «rappresenta – per usare le parole del presidente di Saras, Clive Christison – un’infrastruttura industriale strategica per la sicurezza energetica e la resilienza economica», mentre dalle due tavole rotonde moderate da Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, emerge la necessità di accelerare lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, potenziare le reti di trasmissione e accumulo e garantire una crescita coordinata delle rinnovabili, per evitare criticità nella sicurezza energetica.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi

COMMENTI