Un migliaio di migranti nel primo semestre dell’anno, sbarcati soprattutto a Teulada e a Sant’Antioco (qui tredici solo ieri, trovati in paese dai barracelli): più degli anni scorsi. E circa 150 solo a giugno, nel Sud Sardegna: il cinquanta per cento in più rispetto al passato grazie a bel tempo e mare piatto. E se prima era emergenza, là dove i migranti sono accolti (l’ex scuola della polizia penitenziaria di Monastir) non si sa più come definirla. Anzi, si sa: due sindacati della polizia di Stato parlano di «disastro», di migranti che spariscono nel nulla poche ore dopo l’arrivo nell’ex Centro di prima accoglienza a Monastir. Perché non si riesce più «a garantire la vigilanza, le guardie giurate smontano alle 17», denuncia Flavio Tuzi, segretario nazionale del sindacato Anip Italia Sicura. E di questi nuovi arrivati si perde il controllo prima di identificarli.
La protesta
«Ex Cpa perché il nuovissimo decreto l’ha trasformato in un Hotspot, e cambia tutto», tuona Massimo Vargiu, segretario generale provinciale di Cagliari del Siulp, il secondo sindacato della polizia di Stato in provincia e primo nell’Isola. «Con le forze di polizia in campo non ce la facciamo e non escludiamo manifestazioni di protesta per chiedere di metterci nelle condizioni di svolgere i nostri nuovi compiti all’interno degli Hotspot».
La trasformazione
Quello di Monastir era un Cpa (Centro di prima accoglienza) fino a venerdì, ora il decreto ne ha fatto un Hotspot. Il primo è una struttura dove generalmente sono ospitati i migranti già identificati e divisi per categorie (richiedenti asilo, economici eccetera) e quindi possono uscire a piacimento. L’Hotspot accoglie invece chi è appena sbarcato e ancora dev’essere fotosegnalato, identificato e visitato dai medici. Per questo è in “fermo di accertamento” di 48 ore: non può uscire prima di queste procedure. «Ma se ne vanno prima e a decine, soprattutto scavalcando il muro di recinzione e sfruttando il buio», denuncia Vargiu del Siulp, «le forze di polizia presenti si riducono spesso a una sola pattuglia per centinaia di persone». La situazione «è rovente», denuncia Tuzi dell’Anip, «il territorio continua a subire le conseguenze di una gestione inefficace della Questura di Cagliari».
La Questura
È così? La vede in tutt’altro modo Rosanna Lavezzaro, questora di Cagliari: «Il decreto è di venerdì, ci stiamo organizzando per la vigilanza che, però, non è mai affidata a una singola pattuglia ed è sempre stata nelle 24 ore: a Monastir c’è una squadra numerosa del Reparto mobile della polizia di Stato o del Battaglione “Sardegna” dei carabinieri, più le pattuglie». Insomma: non solo due uniformi a trattenere tante decine di migranti sotto fermo di accertamento. Aggiunge la questora Lavezzaro che l’Hotspot «dovrà ora essere adeguato, non si è avuto il tempo per farlo: c’è già una torre faro dei vigili del fuoco, altri strumenti arriveranno e abbiamo chiesto al ministero più forze da mettere in campo». Perché ora le forze dell’ordine devono impedire l’uscita di chi è appena sbarcato e deve rispettare quel fermo di 48 ore.
La Prefettura
Fin qui le questioni pratiche, ma gestire l’accoglienza è compito della prefetta di Cagliari, Paola Dessì, che fronteggia un’ondata eccezionale di sbarchi in concomitanza con il cambio dei compiti dell’ex Cpa, ora Hotspot: «Il nuovo decreto ha portato un importante aggravio di lavoro per le forze dell’ordine, e il compito sarà onorato. Premesso che siamo sempre disponibili a un confronto con i sindacati», aggiunge la prefetta, «seguo il grande impegno delle forze di polizia, è da me costantemente monitorato. Se l’allarme è per il fatto che i migranti appena giunti e quindi in stato di fermo di accertamento si allontanano dalla struttura di Monastir, posso assicurare che siamo tutti impegnati affinché non accada più». Anche in precedenza, all’ex Cpa ora Hotspot, «arrivavano persone extra Ue appena sbarcate, quindi le procedure di identificazione, visite mediche e suddivisione nelle categorie in cui la legge ripartisce i migranti sono sempre state svolte». Fin qui il prefetto. La vera novità resta il “fermo” per l’identificazione, che però è vanificato dalle decine di migranti che si allontanano il giorno stesso in cui arrivano, e questo richiede molte più forze di polizia in campo. Che non ci sono, se Roma non le manda.
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