Più controlli, confronto costante con la Prefettura e attenzione agli effetti sul territorio. È la posizione della sindaca di Monastir, Paola Ugas, dopo la trasformazione del Centro di prima accoglienza in Hotspot. «È una decisione che rientra nelle prerogative dello Stato e delle autorità che gestiscono i flussi migratori», premette Ugas, «noi continuiamo a monitorare attentamente l'evoluzione della situazione e a rappresentare le esigenze della comunità in tutte le sedi istituzionali».
L’attenzione del Comune è massima, soprattutto dopo le segnalazioni di furti e altri piccoli reati giunte da cittadini e imprese di recente. «È troppo presto per parlare di possibili ricadute, bisogna evitare allarmismi e basarsi su dati oggettivi. È importante non fare collegamenti automatici tra singoli fatti e la presenza della struttura, senza accertamenti ufficiali. Alcuni episodi sono stati segnalati alle forze dell'ordine e sono oggetto di verifiche e indagini», prosegue Ugas. In quest’ottica è stato concordato anche un rafforzamento dell'impianto di sorveglianza in punti strategici.
«Abbiamo approvato un documento di indirizzo nel quale si chiede di tenere conto degli effetti dell’Hotspot sul tessuto sociale, produttivo e commerciale del paese. Monastir è sempre stata una comunità responsabile e solidale, ma è doveroso garantire ai cittadini sicurezza, informazione e piena consapevolezza delle scelte che riguardano il territorio e il giusto riconoscimento degli effetti che il Cpa, oggi Hotspot, comporta», chiude Ugas.
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