Il caso.

Pec truffa, Revolut dà agli hacker i dati dei clienti 

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Londra. Un gruppo di hacker è riuscito a farsi consegnare dati sensibili (passaporto, carta d’identità, conti bancari, operazioni con i Bitcoin, ecc.) di alcune centinaia di correntisti – 680, stima il Financial Times – della banca inglese Revolut, servendosi di una mail compromessa di una istituzione italiana: la prefettura di Reggio Calabria, a quanto sembra. Oltre alle autorità inglesi, sul caso indaga anche la Polizia postale per accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica.

La banca fintech minimizza: «I sistemi di Revolut e i fondi dei clienti non sono stati toccati». Ma il data breach è stato clamoroso per la modalità con cui è stato messo a segno. Sembra infatti che la truffa sia proseguita per circa 5 mesi prima di essere scoperta. A non insospettire la banca, il fatto che provenissero da una pec istituzionale col dominio interno.it e fossero firmate “polizia postale”. Le richieste sembravano corredate da una valida autenticazione tecnica del dominio e sono state quindi evase nell’ambito delle ordinarie procedure di adempimento degli obblighi di legge. Revolut ha parlato di una «sofisticata truffa di impersonificazione esterna». Non appena individuata la frode, dicono, «abbiamo bloccato l’indirizzo e informato l’agenzia governativa interessata, nonché le autorità di contrasto, quelle per la protezione dei dati e le autorità di vigilanza finanziaria».

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