Garlasco.

Parla Marco Poggi: «Basta fango, rovinato il ricordo di Chiara» 

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Pavia. Diciannove anni fa, durante un escursione in Trentino, a lui e ai suoi genitori piombò addosso un macigno: Chiara, sua sorella, era stata uccisa. Marco Poggi, oggi 38 anni, esce dal silenzio. Parla davanti alle telecamere di “Quarto Grado” dopo che la Procura di Pavia ha chiuso la nuova indagine, puntando il dito contro il suo compagno di scuola e amico di allora, Andrea Sempio: per i Pm è lui il colpevole e non Alberto Stasi, ai tempi fidanzato della vittima, per ora unico condannato definitivamente per l’omicidio. «Mi son sempre creato una bolla ... si è detto di tutto in quest’anno, si è detto di tutto .... si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara», ha detto Poggi, aggiungendo che «le cose che mi hanno ferito di più alla fine sono quelle che riguardano» la sorella «e il voler rovinare un po’ il suo ricordo». E poi: «Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara, essere accusato addirittura di essere un autore è la cosa che più difficilmente mi andrà via. Se nessuno mette un freno, se nessuno toglie alle persone l’illusione che una determinata pista o ricostruzione non esiste, ci sarà sempre qualcuno che si inventerà la qualunque». Poi un passaggio sugli investigatori: «Ho sempre pensato che chi indagava potesse benissimo smorzare alcune piste, non solo la mia, ma anche tutte le altre», ha detto riferendosi al fatto di essere stato intercettato assieme ai genitori. Per poi essere “accusati”: loro per aver usato «toni» di «minaccia e intimidazione» verso chi indagava, lui di aver avuto un atteggiamento ostile, di aver modificato alcuni punti delle sue versioni rispetto a quelle del 2007 e di aver difeso a oltranza Sempio. Alla fine un auspicio: «Arrivare a una fine un po’ di tutto. Adesso le indagini sono finite, penso che tutto il fango che abbiamo subito non ci scivolerà mai addosso. Però credo che ora si possa interrompere».

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