Il “caso zero”.

Otto incontri e pena ridotta di due anni 

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Era stato condannato in primo grado a 4 anni di reclusione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dal Tribunale di Trieste. Ma nell’Isola non si trovavano centri nei quali si potesse attivare il programma di giustizia riparativa oltre al fatto che il reato, non aveva una vera e propria vittima con cui organizzare gli incontri. Il tutto sino a quando il difensore, la legale Enrica Anedda Endrich, non ha scoperto che l’Associazione Media, con sede in città, poteva attivare un programma utile alla conclusione del percorso.

«Perché il programma possa essere effettuato», spiega l’avvocata, «non ci devono essere pericoli concreti per l’eventuale vittima e per l’accertamento dei fatti». L’attività si è svolta da gennaio ad aprile dello scorso anno, con 8 incontri preliminari fra mediatori e imputato, per poi passare a un’attività con un mediatore culturale con specifiche esperienze nel campo dell’immigrazione. Il progetto è concluso con una riparazione simbolica attraverso lo scambio di riflessioni ed esperienze in merito al reato.

L’imputato ha così potuto approfondire ragioni e vissuti di coloro che scelgono la via dell’immigrazione e le ripercussioni nella comunità che li accoglie. Accogliendo così le richieste del difensore e ritenendo il progetto superato, la Corte d’appello ha ridotto la pena a 2 anni sospesi. (fr. pi.)

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