Non si può basare una richiesta di condanna su un’interpretazione, mancano le prove che quelle parole fossero rivolte a Eugenio Zoffili. È su questo punto che si è concentrata la richiesta di assoluzione avanzata ieri dal pm Francesca Pala nel procedimento che vede l’ex assessore regionale ed ex deputato Roberto Capelli, accusato di diffamazione.
Nel mirino un post del 2020, durante il Covid, quando la Sardegna fu al centro di polemiche dopo la decisione di Christian Solinas di firmare un decreto che riapriva le discoteche. In quel contesto, Capelli aveva distinto l’atteggiamento dell’esponente leghista Roberto Calderoli - che chiese scusa ai sardi per i focolai legati al turismo - da quello di altri membri del partito. Le espressioni come «proconsole in Sardegna» e «mononucleato» furono ritenute offensive, e Zoffili presentò querela. Ma l’assenza di elementi oggettivi non consentirebbe di sostenere l’accusa. Di diverso avviso la parte civile con l’avvocato Fabrizio Mulas.
L’avvocato Anna Maria Busia, difensore di Capelli, ha ribadito la totale estraneità. Fu lo stesso Capelli a chiarire: «Mi riferivo a Christian Solinas, non a Eugenio Zoffili, che non sapevo nemmeno chi fosse».
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