Al via il ricorso alla Corte costituzionale. Gli assessori Cani e Spanedda: «Svuotate le competenze locali»

Aree idonee, impugnata la legge nazionale 

Todde replica alla premier: «Sull’eolico off shore il Governo è contraddittorio» 

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Ora è ufficiale: la Regione avvia l’impugnazione della legge nazionale sulle aree idonee davanti alla Corte costituzionale. Ad annunciarlo, un mese fa, era stato il presidente della commissione Urbanistica, il pentastellato Roberto Li Gioi, le cui dichiarazioni non hanno avuto seguito fino a ieri. I dubbi ora sono stati fugati.

La decisione

Scontato il motivo dell’impugnazione: la legge 4 del 15 gennaio 2026, che aprirebbe le porte a impianti eolici e fotovoltaici su una superficie di370mila ettari, sarebbe ritenuta lesiva delle prerogative statutarie e del governo del territorio. Il ricorso si fonda sulla violazione degli articoli 3, 4 e 14 dello Statuto e richiama il ruolo della Regione nella pianificazione territoriale. «La legge statale sostituisce la pianificazione con automatismi: individua direttamente le aree, comprime ogni margine di valutazione e riduce il governo del territorio a una presa d’atto», sostengono gli assessori all’Industria Emanuele Cani e all’Urbanistica Francesco Spanedda. «È un’impostazione che svuota le competenze regionali e locali».

Beni dismessi

Un ulteriore profilo riguarda i beni pubblici dismessi, che la norma statale tenta di trattenere nella disponibilità dello Stato nonostante lo Statuto ne preveda il trasferimento alla Regione. Il ricorso evidenzia inoltre i rischi per il patrimonio paesaggistico e culturale, anche in relazione a contesti di altissimo valore e alle aree di protezione dei siti riconosciuti a livello internazionale. «La tutela non può essere enunciata: deve tradursi in scelte coerenti. Qui, invece, viene subordinata a criteri automatici».

Off shore

Infine, un capitolo a parte è riservato alle scelte del Governo sull’eolico a mare, su cui la premier Meloni ha deciso di mettere una pietra sopra. «Colpisce la distanza tra le scelte normative del Governo, in particolare il Piano dello spazio marittimo, e le dichiarazioni politiche: mentre si introducono automatismi che ampliano le aree disponibili, si riconosce per esempio che l’eolico off shore presenta criticità rilevanti quanto a costi, maturità tecnologica e impatto visivo. Una valutazione che, non a caso, emerge con particolare chiarezza in momenti politicamente significativi, ma che non trova riscontro nella legislazione. A questo punto», argomentano Cani e Spanedda, «ci aspettiamo che il Governo sia conseguente nel cancellare le sue stesse norme. Da parte nostra sarà formalizzata la richiesta di revoca del Piano stesso».

Polemica

Ed è a questo punto che interviene la governatrice Alessandra Todde: «Una cosa che mi ha colpito, e lo dico con chiarezza, sono state le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’eolico off shore», ha detto. «Risulta bizzarro che lo faccia adesso, a pochi giorni dal referendum, nella misura in cui la legge approvata dal Governo dice tutt’altro rispetto allo sviluppo dell’off shore. Quindi, siccome noi siamo lineari, chiederemo di cambiare quel piano marittimo perché è contrario rispetto alle affermazioni che Meloni ha rilasciato. Sarebbe forse più opportuno che in Consiglio dei Ministri, quando discutono le leggi, tra loro si parlino meglio».

La legge

Sul ricorso, Todde osserva: «Parliamo di una norma che scavalca le nostre competenze statutarie, ignora la co-pianificazione, preferisce automatismi e riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove». E ancora: «La Sardegna non è contro la transizione energetica, ma siamo contro chi pretende di decidere come e dove farla al posto nostro, ignorando il paesaggio, il nostro ambiente, i siti archeologici e identitari di valore internazionale e le comunità di questa terra». La presidente rivendica inoltre il percorso normativo già avviato sul tema: «Una legge regionale sulle aree idonee l’abbiamo già scritta», ricorda. «I rilievi della Corte Costituzionale vanno accolti e lavoreremo per perfezionarla».

Stato-Regione

Nel ricorso vengono contestati ulteriori profili di criticità nei rapporti tra Stato e Regione. «Non accettiamo nemmeno che lo Stato trattenga beni pubblici dismessi che il nostro Statuto destina alla Sardegna», è la conclusione di Alessandra Todde. «Contestiamo i poteri sostitutivi che il Governo si è attribuito, alterando l’equilibrio istituzionale e scavalcando nei fatti perfino il ruolo della Corte Costituzionale».

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