San Sperate.

Nuova condanna per Igor Sollai 

Un anno e 4 mesi di reclusione per violenza sessuale su una minore 

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Era stato sorpreso dai carabinieri con una minore nella camera da letto della casa di San Sperate che divideva con Francesca Deidda sino al 10 maggio 2024, quando l’ha uccisa con una serie di martellate alla testa. Ora, dopo la condanna inflitta in primo grado dalla Corte d’assise di Cagliari per l’omicidio della moglie, l’autotrasportatore Igor Sollai è stato anche condannato in abbreviato a un anno e 4 mesi di reclusione per violenza sessuale sulla ragazzina. La giudice Elisabetta Patrito ha riconosciuto all’imputato il fatto di minore gravità, visto che ci sarebbero stati esclusivamente dei baci e dei palpeggiamenti e che, il giorno del blitz dei carabinieri, gli investigatori stavano seguendo in diretta quello che succedeva nell’abitazione grazie alle microspie piazzate nell’indagine per omicidio.

La vicenda

L’adolescente, all’epoca dei fatti di appena 15 anni, era figli di amici di famiglia ed è stata trovata dai militari seduta sul letto matrimoniale. A dare l’ordine di intervenire era stato il pubblico ministero Marco Cocco, titolare del fascicolo sull’omicidio della 42enne di San Sperate, non appena i carabinieri gli avevano detto che, dalle microspie piazzate sull’auto, emergeva che l’indagato stava dirigendosi verso casa con la ragazzina. Il pm in un primo momento aveva contestato il tentativo, ma dopo l’incidente probatorio – quando la 15enne ha rivelato che c’erano stati baci e palpeggiamenti – ha incriminato Sollai per violenza sessuale.

Il processo

Difeso dall’avvocato Carlo Demurtas, l’autotrasportatore è comparso ieri davanti alla giudice Patrito che l’ha condannato a un anno e 4 mesi di carcere, ma riconoscendogli il fatto di minore gravità (così come chiesto dalla difesa). Alla famiglia della ragazzina, costituita parte civile con l’avvocato Fabrizio Bellisai, sono stati riconosciuti 10mila euro di provvisionale come anticipo sul risarcimento.

L’omicidio

Igor Sollai dovrà comparire il 20 marzo davanti alla Corte d’assise d’appello di Cagliari dopo aver presentato ricorso contro la condanna al carcere a vita per omicidio pluriaggravato della moglie. La difesa contesta la premeditazione, ritenendo che il 43enne abbia ucciso Francesca Deidda dopo un litigio e non pianificando il delitto. I resrti della donna furono trovati nascosti in un borsone da palestra, due mesi dopo il femminicidio nei boschi tra Sinnai e San Vito.

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