Via Schiavazzi.

Non pagò i canoni al Comune, legittimo lo sfratto dal campo del Consorzio calcio Sant’Elia 

Si è chiusa a Roma la battaglia giudiziaria per la concessione di impianto e club house 

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«La revoca della concessione si basa su una pluralità di motivazioni: ma si è visto che la grave situazione di morosità in cui versava il Consorzio concessionario vale di per sé sola a giustificare la stessa revoca». Anche per il Consiglio di Stato, che ha condiviso le conclusioni del Tar Sardegna, è legittima la revoca della concessione all’utilizzo dell’impianto sportivo di via Schiavazzi, a Sant’Elia, voluta dal Comune nei confronti del Consorzio Calcio Sant’Elia 2005. I giudici amministrativi di secondo grado hanno rigettato il ricorso presentato dal Consorzio contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale che aveva dato ragione all’Ente. Il Comune, dal canto suo, il 10 settembre 2024, aveva disposto la revoca della concessione dell’impianto sportivo, seguita poi da un’ordinanza di sgombero. Alla fine il gestore era andato via.

Ad assistere a Roma il Consorzio Calcio Sant’Elia 2005 c’erano gli avvocati Massimiliano Marcialis e Carla Valentino, mentre il Comune è stato assistito dalla legale Francesca Frau. Al privato era stato concesso nel 2008, con durata fissata prima per 9 anni e poi portata a 20, di gestire l’impianto comunale attiguo al vecchio Sant’Elia, un tempo utilizzato per le partite di calcio di quartiere, ma ormai malandato perché del tutto privo di manutenzione. Il Consorzio avrebbe potuto affittare l’impianto e la club house a terzi, pagando un canone annuo di 4.500 euro, eseguendo anche la manutenzione ordinaria (quella straordinaria restava a carico del Comune).

Lo sfratto sarebbe arrivato a causa del mancato pagamento degli affitti, che nel 2024 avrebbero raggiunto i 39mila euro. Il privato, difendendosi, ha chiarito che su richiesta del Comune il gestore si sarebbe fatto carico anche degli interventi di manutenzione straordinaria, dietro promessa di ottenere il rimborso dei conseguenti oneri: ma non avendoli ricevuti, sarebbe stata promossa un’iniziativa legale contro l’Ente, poi interrotta – si legge nell’appello – sul presupposto che il Comune avrebbe rinunciato al pagamento dei canoni. Per i legali dell’amministrazione i circa 39mila euro di canoni non pagati (dal 2016 al 2023) dovevano essere scomputati di 5.610 euro per dei lavori di manutenzione straordinaria eseguiti dal Consorzio nel 2017, più altri 6.710 euro per la riomologazione dell’impianto. Il tentativo di pagare tutto con una fideiussione, poi, non è riuscito. Da qui la revoca alla concessione che prima il Tar e ora il Consiglio di Stato hanno ritenuto legittima.

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