Regione

Nomine, dal Pd nessuno sconto al M5S 

Vertice per ricucire lo strappo sui manager delle Asl ma l’intesa resta lontana 

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Le posizioni di Pd e M5S restano molto distanti. Dopo lo strappo sulle nomine lampo nelle aziende sanitarie di Cagliari e Olbia si è resa necessaria una tregua per affrontare la campagna referendaria in serenità. Oggi e domani si vota e però non c’è l’ombra di un’intesa. Tra un incontro e l’altro per promuovere il No alla riforma sulla giustizia, i vertici dei due partiti hanno anche trovato il tempo di incontrarsi: tre giorni fa erano seduti allo stesso tavolo il segretario regionale e il capogruppo del M5S, Alessandro Solinas e Michele Ciusa, con il segretario del Pd Silvio Lai e il capogruppo Dem Roberto Deriu. Il vertice non ha prodotto alcun risultato concreto.

Fumata grigia

Si è rivelato inutile e ora le prospettive sono fosche. Il blitz della Giunta sulle Asl 2 e 8 è difficile da mandare giù: dal punto di vista del Pd (che ha disertato la seduta sull’indicazione dei due nuovi dg) non bisognava procedere perché «le due aziende interessate sono coinvolte in contenziosi ancora pendenti con i direttori generali impropriamente licenziati ad aprile». Il riferimento è a Marcello Acciaro (ex dg a Olbia) e Marcello Tidore (ex dg a Cagliari) che infatti, a stretto giro, hanno presentato ricorso straordinario al presidente della Repubblica contro le nomine di Antonio Irione e di Aldo Atzori.

Il centrodestra

Nel frattempo, in questa disputa si è inserito il centrodestra. A livello sardo con la richiesta ai sensi del regolamento consiliare di una seduta straordinaria affinché la governatrice e assessora ad interim alla Sanità Alessandra Todde possa riferire in merito «allo stato attuale della sanità sarda, con riferimento alle cause, alla gestione e alle strategie che si intendono utilizzare per affrontare la crisi del sistema», e in merito «alle conseguenze giuridiche delle sentenze della Corte Costituzionale (che ha bocciato la legge sui commissariamenti) e del Tar (che ha reintegrato alla Asl 1 Flavio Sensi, uno dei dg rimossi)». A livello nazionale con un’interrogazione dei senatori FdI al ministro della Salute per chiedere «quali iniziative il ministro intenda adottare per garantire il rispetto dei principi costituzionali in materia di organizzazione del servizio sanitario nazionale».

Nessuno sconto

Ebbene, secondo quanto trapela, la presidente vorrebbe evitare la seduta richiesta dalle opposizioni in Consiglio. Appuntamento che, tuttavia, il presidente dell’Assemblea Piero Comandini dovrà prima o poi calendarizzare. All’ultimo tavolo Pd-5S si è discusso soprattutto di questo. Ma i pentastellati col neo coordinatore Solinas non hanno fatto alcun passo avanti e il Pd resta convinto che, così stando le cose, alla presidente non potrà essere fatto alcuno sconto. Cioè: se e quando in Aula il centrodestra attaccherà Alessandra Todde sulla sanità, a difenderla non ci saranno i democratici, i cui dirigenti, d’altra parte, hanno avuto il mandato della direzione Dem a manifestare il proprio disappunto sulla gestione del comparto. Del resto – come emerso sempre nell’ultima direzione del partito – il Pd rafforzerà e rilancerà la campagna di ascolto sui bisogni dei cittadini e dei territori sulla sanità, sulle politiche di sviluppo e di welfare. Insomma, non c’è la volontà, né l’interesse, di “sabotare” la seduta voluta dal centrodestra.

Verso il rinvio

Una decisione in proposito, quanto meno sulla data di convocazione dell’Aula, dovrebbe arrivare dopodomani in occasione della prima conferenza dei capigruppo post referendum. È possibile che i pentastellati riescano a ottenere almeno un rinvio a dopo Pasqua. Sino ad allora, si continuerà a trattare.

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