Marco Pistis, Aou Cagliari

«Neurotrasmettitore importante ma i livelli devono essere monitorati» 

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«La sindrome serotoninergica è una reazione avversa dovuta a un eccesso di serotonina, neurotrasmettitore che regola l’umore ma anche la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e l’attività muscolare», sottolinea Marco Pistis, professore di Farmacologia all’Università di Cagliari e operante nella Struttura complessa di Farmacologia clinica all’Ospedale San Giovanni di Dio dell’AOU cagliaritana: «Quando i livelli diventano troppo elevati possono comparire agitazione, tremori, sudorazione intensa, febbre, aumento della pressione e, nei casi più gravi, rigidità muscolare e alterazioni dello stato di coscienza. È una condizione che richiede riconoscimento tempestivo, perché può evolvere rapidamente».

«È più spesso associata agli antidepressivi della classe degli SSRI (Selective serotonin reuptake inhibitors, Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina)», precisa il medico, «farmaci molto utilizzati e generalmente sicuri. Il rischio aumenta soprattutto quando vengono associati ad altri medicinali che agiscono sulla serotonina – come alcuni antidolorifici o farmaci per l’emicrania – oppure in caso di variazioni di dose non adeguatamente monitorate».

«Un’ampia analisi di farmacovigilanza globale», prosegue Pistis, «pubblicata nel 2025 sull’ European Journal of Clinical Pharmacology ha esaminato oltre 35 milioni di segnalazioni nella banca dati mondiale dell’OMS. Sono stati identificati 24.674 casi di sindrome serotoninergica, di cui 4.035 associati a SSRI. La maggior parte dei casi ha avuto esito favorevole, mentre la mortalità è risultata molto bassa, intorno allo 0,25%. Va precisato che questi dati derivano da segnalazioni spontanee e non consentono di calcolare una vera incidenza nella popolazione generale, ma indicano un segnale di sicurezza da monitorare».

«In Sardegna, secondo il Centro Regionale di Farmacovigilanza risultano due casi segnalati, uno nel 2017 e uno nel 2019. Numeri molto contenuti, ma la farmacovigilanza soffre di sottosegnalazione, soprattutto per gli eventi lievi», mette in evidenza lo specialista. «Il messaggio deve essere di equilibrio: gli antidepressivi sono alla base di terapie efficaci e sicure quando usate correttamente. È però fondamentale evitare di fare ricorso all’automedicazione, informare sempre il medico sulle terapie in corso e segnalare sintomi come febbre, tremori o marcata agitazione. L’informazione e la farmacovigilanza restano strumenti essenziali per garantire la sicurezza anche nel nostro territorio».

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