Venezuela

«Nessuna tortura, ci hanno trattato bene» 

Oggi il ritorno di Trentini e Burlò dopo 14 mesi in cella. Il cooperante: ora posso fumare? 

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Venezia. «Ma posso fumare una sigaretta?». Hanno fatto il giro d’Italia le prima parole di Alberto Trentini, libero dopo 14 mesi di detenzione immotivata in Venezuela, ormai al sicuro nell’ambasciata italiana di Caracas. L’arrivo suo e di Mario Burlò, l’imprenditore piemontese anche lui reduce da un anno e due mesi di prigionia, è previsto per stamattina a Ciampino.

Il lungo silenzio

Per un bizzarro incrocio di vicende giudiziarie, ieri Burlò sarebbe dovuto comparire davanti ai giudici del Tribunale di Tempio per la vicenda Geovillage: i Pm galluresi contestano una modifica della destinazione d’uso per trasformare in residenze private delle unità concepite per essere affittate a fini turistici. Il suo legale Michele Ponsano ha ottenuto il rinvio dell’udienza per impedimento. Ma sono vicende che verranno chiarite a suo tempo: per ora la notizia, ottima, è che la lista degli italiani rilasciati dalle carceri venezuelani si allunga. La vicenda di Trentini era la più emblematica: arrestato a un posto di blocco il 15 novembre 2024 mentre raggiungeva Guasdalito da Caracas, per una missione con le ong Humanity e Inclusion, era finito nel penitenziario di El Rodeo I senza mai conoscere le ragioni del fermo. Un isolamento che addirittura nei giorni scorsi gli ha impedito di sapere del raid Usa, della cattura di Maduro e della schiarita nelle relazioni italo-venezuelane che ha portato alla sua liberazione. A lungo dalle autorità venezuelane non sono arrivate conferme né notizie circa la sua detenzione, poi Trentini ha potuto contattare la famiglia.

«Rispettate il silenzio»

Ed è quel che ha fatto anche ieri una volta arrivato - maglietta rossa e jeans, la testa rasata, gli occhi che sprizzano allegria dietro gli occhiali - nella residenza dell’ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito. «Sono felice, ringrazio l’Italia», ha detto, per poi aggiungere di essere stato trattato bene, mai torturato, e appartarsi per telefonare alla madre Armanda e poi alla fidanzata, per rassicurare sulle proprie condizioni e raccontarsi che la lunghissima separazione. «Tutti questi mesi di prigionia - dicevano ieri la madre e il marito Enzo in una nota diffusa dall’avvocata Alessandra Ballerini - hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo, ferite difficilmente guaribili. Adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Oggi vogliamo solo pace».

L’annuncio di Tajani

Ieri la madre ha parlato al telefono con il capo dello Stato e poi è partita per Roma, dove oggi abbraccerà il figlio. «Ha ringraziato il presidente Mattarella per la sua operosa solidarietà, il patriarca di Venezia e le associazioni che fin dal primo momento le sono state vicine», racconta il presidente di Articolo 31 Giuseppe Giulietti. Trentini e Burlò sono stati scarcerati domenica alle 23, quando in Italia era notte fonda. Ad annunciarlo è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, intorno alle 5 di ieri: «Ho parlato con i nostri due connazionali, che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia». Dopo pochi minuti è la premier Giorgia Meloni a esprimere «gioia e soddisfazione» ringraziando la presidente Rodriguez per la «costruttiva collaborazione dimostrata».

Trattative convulse

In questi 423 giorni Trentini aveva potuto contattare l’Italia una manciata di volte, sempre per pochi minuti. L’ultima visita dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito era stata il 27 novembre. Il quadro si è complicato quando il suo nome non è comparso tra i detenuti politici rilasciati il 9 gennaio. Poi nel weekend la corsa contro il tempo per riportarlo a casa. In campo molti attori, l’amministrazione Usa, la diplomazia vaticana, la Farnesina e l’intelligence: un lavoro senza sosta culminato con la telefonata del ministro degli Esteri di Caracas a Tajani che gli annunciava la liberazione.

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