Sono oltre 6.000 i lavoratori delle imprese balneari che rischiano di non trovare occupazione nella prossima stagione estiva. È l’allarme lanciato da Confindustria Sardegna. «Il perdurare della situazione di incertezza, seguita ai rinvii e alle proroghe delle concessioni demaniali marittime», si legge in una nota, «rischia di compromettere le attività degli operatori del settore». In particolare, si sottolineano le difficoltà in vista dell’avvio della stagione turistica, condizionata delle spese di ripristino dopo il ciclone Harry: «Si parla di circa 10 milioni di danni, ma tale cifra potrebbe essere sottostimata».
L’attesa
«Il rischio», spiega Andrea Porcu, direttore di Confindustria Sardegna meridionale, «è che le imprese perdano gli investimenti fatti per far ripartire le attività dopo i danni del ciclone». Si rinnova così l’appello alla Regione per un provvedimento urgente dopo la Direttiva Bolkestein, imposta dall’Ue, che prevede procedure concorrenziali per l’assegnazione delle concessioni balneari ma «che mal si adattano alla realtà della nostra regione», sottolinea Confindustria. «La situazione al momento è in stand-by», aggiunge Porcu, «altre regioni, ultima la Calabria, hanno messo in sicurezza le imprese del comparto. Chiediamo che anche in Sardegna venga fatto lo stesso».
Gli operatori, dunque, rinnovano la richiesta di un dispositivo normativo che, tuteli le concessioni esistenti e permetta di proseguire con gli investimenti in vista dell’inizio della stagione. Altrimenti «le imprese», conclude la nota di Confindustria Sardegna, si troverebbero ad operare in un regime di incertezza tale da avere inevitabili ripercussioni anche sui livelli occupazionali che tali attività garantiscono per diversi mesi all’anno».
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