Il conflitto

La pace incagliata fra le mine di Hormuz 

L’Iran “non sa” dove siano tutti gli ordigni Trump: «Bonificheremo noi lo Stretto» 

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Chiuso, aperto, bersagliato, minato: a un mese e mezzo dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, tutto si gioca attorno allo stretto di Hormuz, una striscia d’acqua lunga 60 chilometri attraverso cui transita la maggior parte del greggio globale e le cui sorti pesano sull’economia mondiale.Ieri lo scontro più duro tra Washington e Teheran, con l’Iran intenzionato a sfruttare il proprio controllo sullo stretto per ottenere concessioni dagli Stati Uniti.

Nel giorno dell’avvio dei colloqui di pace in Pakistan, dove uno dei nodi centrali è proprio Hormuz, secondo indiscrezioni di stampa l’Iran ha fatto sapere di non essere in grado di localizzare tutte le mine, molte delle quali potrebbero essersi spostata dal punto in cui erano state collocate nei primi giorni di conflitto, e di non disporre dei mezzi per rimuoverle. Il “New York Times” riporta che questo elemento potrebbe pesare anche sui colloqui in corso in Pakistan tra negoziatori iraniani e americani.

«Un favore al mondo»

Donald Trump ha proposto di accollarsi la bonifica: «È un favore ai Paesi di tutto il mondo», ha scritto su Truth, «tra cui Cina, Giappone, Corea del Sud, Francia, Germania e molti altri. Loro non hanno il coraggio né la volontà di svolgere questo compito autonomamente». Il presidente americano ha ribadito che agli Stati Uniti il greggio che passa da Hormuz non è indispensabile e che gli altri Paesi dovrebbero assumersi la responsabilità della sicurezza della rotta. Ha poi aggiunto, sempre sui social, che «un numero enorme di petroliere completamente vuote, alcune delle più grandi al mondo, si sta dirigendo verso gli Stati Uniti per caricare il miglior petrolio e gas del mondo: abbiamo più petrolio di quanto ne abbiano le due maggiori economie petrolifere messe insieme. Vi stiamo aspettando. Tempi di consegna rapidi».

Versioni contrapposte

Al di là delle dichiarazioni, anche Washington ha interesse a una rapida messa in sicurezza dello stretto. Se fosse confermato il passaggio di navi militari americane, si tratterebbe della prima volta dall’inizio del conflitto. Il Comando centrale statunitense ha riferito che due unità da guerra stanno attraversando Hormuz nell’ambito di un’operazione di sminamento. «La Uss Frank E. Peterson e la Uss Michael Murphy hanno attraversato lo stretto nell’ambito di una missione volta a garantire che sia completamente libero dalle mine navali posizionate dai pasdaran», ha spiegato l’ammiraglio Brad Cooper.

Teheran ha però negato che navi americane abbiano attraversato lo stretto, sostenendo di averle respinte. La tv di Stato iraniana ha riferito di un avvertimento a una nave militare Usa, con la minaccia di un attacco entro 30 minuti in caso di ingresso, circostanza smentita da Washington: «Non abbiamo ricevuto alcuna minaccia dall’Iran», ha dichiarato un funzionario americano ad Axios.

Transito a pagamento

Il mese scorso, per minare lo stretto, l’Iran avrebbe utilizzato piccole imbarcazioni, lasciando comunque un passaggio per il transito a pagamento delle navi: un extra-dazio che rappresenta un introito importante per il regime sotto attacco. I pasdaran hanno diffuso avvisi su possibili collisioni e alcune carte nautiche con rotte alternative.

Non è chiaro se tutte le mine siano state tracciate e, anche in caso affermativo, alcune potrebbero essersi spostate. La rimozione resta complessa: né gli Stati Uniti né l’Iran dispongono di capacità adeguate per un intervento rapido.

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