Il calo dei prezzi della benzina resta minimo, mentre le prime analisi presentano il conto (salatissimo) degli aumenti visti al distributore da fine febbraio a oggi. Uno studio del Codacons certifica come il caro carburanti, causato dalla guerra in Iran, costa ogni settimana ai cittadini italiani 150 milioni di euro mentre a guadagnare sono i petrolieri (88 milioni in più) e lo Stato (61 milioni attraverso le tasse). Il tutto mentre, alle stazioni di servizio, i ribassi continuano a non essere decisi come i rialzi.
Il Codacons evidenzia l’allarme per il rischio inflazionistico dato dalla crisi energetica in atto. E Confesercenti-Cer mette l’accento sul fatto che, anche se la guerra finisse a breve, la ripresa italiana sarebbe annullata con una minore crescita del Pil nel 2026 dello 0,3%, pari a 9,7 miliardi. «Anche con una tregua duratura e un graduale rientro dei prezzi dell’energia, sarebbero comunque necessari almeno 7-8 mesi per una piena normalizzazione: un tempo sufficiente a compromettere in modo significativo l’andamento del 2026», afferma Confesercenti-Cer, che mantiene alto anche il pericolo per gli aerei.
Lenta discesa
In Sardegna, il calo dei prezzi prosegue. Ma è lentissimo. Ieri, il prezzo medio è stato 2,170 per il gasolio e 1,790 per la benzina: venerdì i due listini (in modalità self) erano rispettivamente a 2,178 e 1,791. È il terzo giorno di fila in calo, visto che giovedì il prezzo medio si assestava a 2,181 e 1,794, ma continua a non essere così significativo rispetto agli aumenti visti da febbraio in poi.
A livello nazionale, il prezzo medio del gasolio ieri ha fatto registrare 2,166 euro al litro (-1,4 centesimi da venerdì) e la benzina 1,790 (-0,3). In autostrada il diesel costa 2,193 euro al litro (-0,8 cent), la verde 1,817 euro (-0,6 cent). La provincia autonoma di Bolzano continua a essere sempre la più alta: 2,199 euro per il gasolio e 1,817 la benzina. Nelle Marche il prezzo meno caro: 2,143 il diesel, 1,774 la verde.
La polemica
Il caro benzina ha portato anche a un vero e proprio scontro all’interno della maggioranza di Governo. Ad aprirlo le dichiarazioni del ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: «Conto che il ministro Urso convochi le compagnie petrolifere», ha detto il vicepremier. «Sono molto veloci ad aumentare i prezzi quando c’è un problema, ma sono molto più lente a ridurre i prezzi quando invece scendono».
Un attacco frontale, che ha subito trovato la risposta del titolare del Mimit: «Le compagnie petrolifere», indica Urso, «hanno accolto la nostra esortazione a ridurre subito e senza indugi i prezzi dei carburanti, formulata nell’incontro di giovedì al Mimit. Lo dimostra il calo dei prezzi alla pompa degli ultimi due giorni. Anche in questo ci stiamo dimostrando più efficaci di altri Paesi europei: per la prima volta cittadini esteri vengono a far rifornimento in Italia».
I dati
Per Confesercenti, a soffrire maggiormente per il caro benzina sarebbero gli investimenti, in calo di 7,7 miliardi dalle previsioni prima del conflitto. E segnala un allarme rosso per il turismo, con un rallentamento della crescita attesa della spesa di 2,9 miliardi (di cui 2,6 dagli stranieri) e 11,29 milioni di presenze in meno.
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