«Siamo sempre dispiaciuti quando un’attività chiude nel nostro territorio». Fabrizio Annarumma, capogruppo di maggioranza e consigliere alle Attività produttive, conosce il commercio e i suoi problemi. Lui stesso ha un locale nel viale. Al grido di dolore degli esercenti del Corso Umberto, in agonia dopo la pedonalizzazione, replica con le cifre di una crisi strutturale. «Viviamo un fenomeno nazionale di “desertificazione commerciale”, con 156mila attività cessate tra il 2012 e il 2025 e un calo del 38 per cento dei punti vendita fisici. La digitalizzazione dei consumi e il turismo stanno cambiando i centri urbani, mentre l’e-commerce, nello stesso periodo, è cresciuto del 98 per cento. Uno scenario – spiega – in cui i centri storici si svuotano di negozi tradizionali, sostituiti da attività legate alla ristorazione e alla ricettività extralberghiera».
Le richieste
Gli esercenti del Corso erano stati chiari, chiedendo una riapertura almeno parziale. Il declino quindi, sarebbe iniziato con la chiusura alle auto, che avrebbe comportato una perdita di visibilità, aggravata dalla carenza di parcheggi.
Lungo Corso Umberto si contano almeno dieci locali con serrande abbassate e cartelli “affittasi” o “vendesi”. Negli ultimi anni si è registrata anche la diffusione di temporary shop solo nel periodo estivo. Annarumma, allarga l’analisi. La crisi non riguarderebbe solo Corso Umberto: «Ma c’è anche chi continua a investire, aprendo o ampliando negozi nel centro». Annarumma invita i commercianti «ad aderire o costituire associazioni, oppure a entrare nella Pro Loco o nei centri commerciali naturali, che possono promuovere iniziative ed eventi». (f. me.)
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
