Il focus.

Molentargius, il regno del turismo lento 

Piste ciclabili, saline e fenicotteri: una domenica alternativa anche per tanti cagliaritani 

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«Where can we see flamingos?». Dove possiamo vedere i fenicotteri? È la prima domanda che risuona all’ingresso del Parco di Molentargius. La pronunciano turisti arrivati da ogni parte del mondo, spesso ancora prima di chiedere una mappa o informazioni sui percorsi. Perché se le saline, i canali e le centinaia di specie che popolano il Bellarosa sono un patrimonio straordinario, le vere star restano loro: i fenicotteri rosa.

L’altra domenica

È l’altra domenica cagliaritana. Quella che alla spiaggia dei Centomila preferisce il verde dei prati, l’ombra degli alberi e il silenzio interrotto soltanto dal vento e dal richiamo degli uccelli. Una domenica che inizia presto, tra famiglie con bambini, sportivi e turisti che scelgono di esplorare il parco in bicicletta o a bordo dei minibus guidati. Al Palazzo Sali Scelti le richieste si susseguono senza sosta. Le biciclette vengono prenotate una dopo l’altra e anche i tour organizzati registrano il tutto esaurito. «Le 13 sono complete, abbiamo disponibilità alle 13.30», ripetono dall’infopoint mentre arrivano visitatori tedeschi, australiani, polacchi e israeliani. «Dopo Pasqua è partita l’alta stagione – racconta Juna Manca, responsabile dell’infopoint –. Ora inizierà la competizione con il mare, ma continuiamo ad avere tantissimi visitatori. E non solo turisti: arrivano anche tanti cagliaritani».

La vista sulla salina

Del resto Molentargius offre qualcosa che d’estate diventa merce rara: lo spazio. Qui le auto restano fuori dai cancelli e i bambini possono muoversi in sicurezza. C’è chi sceglie una passeggiata, chi percorre gli otto chilometri della pista ciclabile in bici e chi semplicemente si ferma ad osservare la natura. La ricompensa più ambita è una sola: vedere i pulli dei fenicotteri. «Siamo venuti soprattutto per loro», raccontano Giulia e Riccardo, una coppia di turisti arrivati da Torino dopo dieci chilometri in bicicletta. «Abbiamo visto la nidificazione dei fenicotteri. Abbiamo pochi giorni a disposizione e stiamo cercando di conoscere la città e il suo territorio. Questo posto ci ha conquistati». Poco più in là anche Antonio Capraro e Damiana Breglia, con al seguito un grande gruppo di amici, tutti da Molfetta confermano: «Siamo venuti per i fenicotteri ma anche la vista su questa meravigliosa salina è stata davvero affascinante».

«Tanto ancora da fare»

Un turismo diverso, più lento e consapevole. «Il cagliaritano frequenta il parco durante tutto l’anno – spiega Stefano Secci, presidente dell’assemblea del Parco –, soprattutto per fare attività fisica. Il turista invece cerca un’esperienza sostenibile e a contatto con la natura». Ma Molentargius, sottolinea, non può essere ridotto ai soli fenicotteri. Sono in corso progetti per il recupero delle strutture delle vecchie saline, la riqualificazione dei canali, lo sviluppo delle energie rinnovabili e la ricostruzione di una rete agricola legata al territorio. «C’è ancora tanto lavoro da fare. Dobbiamo continuare a valorizzare il potenziale di questo parco straordinario e migliorare la sua promozione, a partire dagli arrivi in porto e in aeroporto».

E mentre i turisti inseguono la foto perfetta, a pochi passi dai sentieri del parco si parla anche di agricoltura, ambiente e futuro. È la giornata conclusiva del Bio Festival, che ha scelto Molentargius come simbolo dell’incontro tra natura e città. «L’obiettivo del biodistretto da un lato è motivare e aumentare la produzione agricola biologica e dall’altro aumentare il consumo di cibo bio», spiega Paolo Costa, coordinatore del festival. La scelta del parco non è casuale: «È situato in contesto urbano, dal centro si arriva qui in bicicletta in 15 minuti. Volevamo valorizzare quest’area e riavvicinare il mondo della campagna a quello della città. Parliamo di un’area di fatto agricola».

Intanto, in una domenica di sole, l’altra faccia di Cagliari continua a riempire sentieri e piste ciclabili. Lontano dagli ombrelloni, all’ombra dei fenicotteri.

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