Inchiesta

Metro, primi test a San Saturnino Ma l’apertura resta un mistero 

Ennesimo rinvio per l’inaugurazione della fermata pronta da due anni 

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Ci sono voluti quasi due anni dalla fine dei lavori (sarebbero scaduti a settembre) per vedere in azione i convogli della metro fare le prove a San Saturnino. Martedì sono cominciati i collaudi (di nuovo questa notte) che, per un attimo, hanno fatto tirare un sospiro di sollievo ai cagliaritani. Solo per un attimo, però. Perché la Regione, ha aggiornato il calendario annunciato nei mesi scorsi («entro luglio apriremo San Saturnino», aveva detto lo scorso inverno l’assessora ai Trasporti Barbara Manca) e rinviato ancora l’inaugurazione. Ma, «i tempi finali dell’opera restano invariati», assicura l’assessora ai Trasporti Barbara Manca. Una decisione che riaccende immediatamente le polemiche su un’infrastruttura diventata ormai il simbolo dei ritardi che accompagnano la metropolitana leggera.«Promesse disattese, la città aspetta da troppo tempo», dicono residenti e consiglieri comunali.

Il caso

Per la Regione, però, non si tratta di un cambio di rotta. Il rinvio non modifica il cronoprogramma complessivo dell’intervento e i test in corso rappresentano un passaggio fondamentale per garantire la piena sicurezza prima dell’apertura ai passeggeri. L’obiettivo resta quello di completare tutte le verifiche previste dalla normativa e ottenere le autorizzazioni necessarie all’esercizio. «Il cronoprogramma del cantiere della metro va avanti regolarmente e si conferma la previsione dell'inaugurazione nel 2028», assicura l’assessora Manca. «Per quanto riguarda San Saturnino, sono state eseguite le prime prove tecniche sul tracciato con il passaggio del tram sui binari. Le prove, che sono andate positivamente, proseguiranno durante tutta la settimana. La data di apertura della fermata dipenderà dal buon esito di prove tecniche e collaudo definitivo per la messa in esercizio a opera di Ansfisa, ma non sarà entro il mese di luglio. Rispetto al cronoprogramma di febbraio le ultime operazioni tecniche che si sarebbero dovute completare entro aprile si sono chiuse solo in questi giorni. Quando si concluderanno le prove tecniche, la commissione definirà il calendario dei collaudi per la messa in esercizio e potremo essere più precisi sulla data di apertura. Lo slittamento dell'apertura della fermata di San Saturnino», conclude l’assessora, «non inficerà comunque sul cronoprogramma del completamento dell'intera infrastruttura».

Le critiche

Il nuovo rinvio pesa soprattutto perché arriva dopo annunci che lasciavano intendere un’apertura ormai imminente. Luglio sembrava poter rappresentare la fine di un’attesa lunghissima, invece servirà ancora pazienza. Quanta? Nessuno lo sa. «Qui non siamo davanti a un semplice ritardo, siamo davanti a una conduzione dell’opera folle quanto la sua ideazione», tuona Giuseppe Farris, consigliere comunale di CiviCa 2024. «Ora luglio è arrivato e la fermata di San Saturnino è chiusa. Non sanno indicare una data però assicurano che il cronoprogramma resta confermato. È meraviglioso, non sanno quando apre ma sanno che sono puntuali. A questo punto con Civica2024 stiamo valutando tutte le iniziative giudiziarie possibili, compresa un’azione collettiva per accertare eventuali responsabilità. Chi sta gestendo quest'opera non può pensare che anni di ritardi, promesse mancate e cantieri praticamente fermi restino senza conseguenze», aggiunge. «La fermata San Saturnino è lì, finita, illuminata, con la banchina coperta e i binari pronti. Peccato che sia chiusa», tuona Pierluigi Mannino (FdI). «La fermata è in attesa di inaugurazione. Eppure, solo un anno fa ci dicevano che “entro giugno 2025 dovrebbe aprire la prima tratta del prolungamento fino alla fermata San Saturnino”. Poi quel termine è stato differito a settembre. Oggi un’altra versione, l’ennesima. Che non fissa un termine. Non chiediamo miracoli. Chiediamo quello che manca dall'inizio: un cronoprogramma con una data, un responsabile con nome e cognome, e penali se quella data salta di nuovo. Perché San Saturnino», conclude, «è la prima fermata del centro, a due passi dalla Basilica. E oggi è un'opera finita che non possiamo usare».

(2 – continua)

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