Berlino. «La Germania deve essere forte», dice Friedrich Merz nel suo discorso da europeista convinto, da atlantista deluso ma non ancora spezzato e lo spirito di un coach, che vuole motivare il Paese, affinché torni a esprimere il meglio di sé, soprattutto restando una forza industriale.
«La Germania deve essere al top della forma altrimenti non ce la faremo a raggiungere quello che ci proponiamo!», ha esclamato a Stoccarda, dove al congresso di partito è stato riletto alla presidenza con il 91,2% dei voti da 1001 delegati. Un buon risultato, per nulla ovvio, che ha perfino un po' migliorato quell'89,8 di due anni fa. Il Parteitag è stata anche l'occasione per prendere un impegno «definitivo» con gli elettori: mai con l'ultradestra di Afd, accusata di «ipocrisia», abusi di potere e logiche da «selfservice». In platea, per la prima volta da quando i cristianodemocratici sono guidati dall’ex avvocato milionario, anche Angela Merkel, e il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha lodato il cancelliere.
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