Poche, ma buone. Così è l'annata delle pesche a San Sperate, che in questi giorni ospita la sua famosa sagra. La stagione, iniziata a fine maggio con le primizie, durerà fino a settembre e gli agricoltori, tra alti e bassi, tirano le prime somme. Le condizioni meteorologiche estreme in inverno e primavera avevano fatto presagire un'annata difficoltosa: tanta pioggia e forte maestrale, le ultime in aprile, hanno condizionato negativamente la fioritura dei peschi e, di conseguenza, la produzione. La raccolta, testimoniano gli agricoltori, è partita bene in maggio e giugno con le qualità più precoci, ma non starebbe proseguendo al meglio. Particolarmente basse le colture la cui produzione avrebbe dovuto raggiungere il picco a luglio e agosto ma che, a causa dei danni subiti a fiori e frutti, ha un calo drastico. Dunque, le pesche ci sono e di qualità migliore, ma con una produzione inferiore del 30-40 per cento rispetto al 2025. Una situazione inversa in paragone allo scorso anno, che aveva rilevato una grossa produzione ma con frutti di pezzatura inferiore.
I coltivatori
«In giugno abbiamo un calo della produzione del 30 per cento, salito al 50 a luglio. Prevediamo lo stesso per agosto, con un fatturato in calo del 40 per cento. Il calo è però in parte compensato dal quintalaggio, e vendiamo le pesche a un prezzo superiore», spiega Andrea Schirru, titolare di una cooperativa agricola. La situazione è dovuta anche alle alte temperature invernali, ben oltre le medie: «Molte qualità di pesche hanno risentito e stanno risentendo del caldo, e poi gli scorsi mesi sono stati piovosi e l'eccessiva umidità ha seccato molte piante. La produzione delle qualità precoci è andata bene, ma c’è il calo importante a luglio e agosto», conferma Gianni Murgia, agricoltore.
Meno parassiti
Tra le brutte notizie, una buona: secondo diversi agricoltori, il 2026 registra un miglioramento dal punto di vista dell'infestazione da parassiti. A dirlo è anche Stefano Pilia, 32 anni, tra i più giovani coltivatori di pesche a San Sperate, che racconta le difficoltà delle nuove generazioni in questo lavoro: «Quest'anno abbiamo una perdita solo del 10 per cento a causa dei parassiti, contro il 70-80 dello scorso anno. Ma è innegabile che nell'ultimo decennio il problema sia in aumento: per le temperature sempre più alte che favoriscono gli insetti infestanti e per le armi che abbiamo per combatterli, ormai inutili». Nonostante ciò, la pesca di San Sperate si conferma un prodotto ricercato sul mercato e su cui si continua a investire: «L’obiettivo, anche grazie a rassegne come la Sagra, è creare consumatori consapevoli. Crediamo nell'importanza di iniziative che facciano conoscere il prodotto, esaltandone qualità e versatilità», commenta il sindaco Fabrizio Madeddu.
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