Sulla scena internazionale si scontrano due scuole di pensiero: quella di chi impone la sua forza e pensa solo ai suoi interessi e quella di chi privilegia la cooperazione multilaterale. Sergio Mattarella non cita mai Trump o Netanyahu ma mentre parla al Quirinale, dove ha premiato i nuovi eroi del sociale per la loro visione solidaristica, il pensiero di tutti volava sulla guerra all’Iran. Il presidente della Repubblica è preoccupato e non lo nasconde quando sottolinea come «la guerra sia tornata a spargere sangue nel mondo, in tante sue parti, anche non lontano dalla nostra Italia». Mai come oggi, «in questo nostro tempo difficile è necessario abbattere i muri della paura, dell’indifferenza, della rassegnazione. È necessario vincere la tentazione dell’isolamento». Poi, ai premiati: i vostri «sono gesti e comportamenti di persone che non sono chiuse nel proprio io, che si assumono la responsabilità che le situazioni reclamano». Assumersi le responsabilità, quindi. A tutti i livelli, «a partire dalla vita quotidiana, fino a quella della dimensione della vita internazionale, si confrontano due modi contrapposti di pensare: quello di preoccuparsi soltanto dei propri interessi, imponendosi sugli altri, e quello di condividere invece difficoltà e opportunità, per cercare di conseguire successi insieme». Infine l’incoraggiamento: «Non dobbiamo rassegnarci, né pensare che siano derive inevitabili. Al contrario, occorre aver fiducia. Perché il senso di comunità, la capacità di affrontare difficoltà, che a taluno appaiono insormontabili, sono più forti delle circostanze e degli eventi negativi. E l’Italia di queste doti ne ha grande abbondanza».
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