Torna l’incubo dei rincari, già vissuto nel 2022 con la crisi energetica dettata dall’invasione Russa in Ucraina. A cinque giorni dallo scoppio della nuova guerra nel Golfo, l’ombra dell’aumento dei prezzi torna a farsi sentire tra i benzinai e gli automobilisti dell’Isola. L’avvertimento è chiaro: da oggi è attesa una vera e propria stangata sui carburanti. Gli aumenti finora registrati rappresentano solo l’inizio; analisti e operatori prevedono rialzi più marcati nelle prossime 24-48 ore.
Lo scenario
A Cagliari, che ci si trovi in un rifornitore del centro o della periferia, lo scenario è lo stesso: già dallo scorso fine settimana c’è chi ha deciso di non rischiare e di anticipare il pieno, approfittando dei prezzi ancora stabili. Al distributore di viale La Plaia, tra il porto e l’ingresso della città, il via vai è continuo ma ordinato. I prezzi, almeno fino a ieri mattina, restavano sotto controllo: 1,749 euro al litro il diesel self, 1,679 la benzina; il servito sale a 1,974 per il gasolio e 1,899 per la benzina. «È ancora tutto regolare – spiegano dall’impianto –, ma nei prossimi giorni ci aspettiamo incrementi importanti». La preoccupazione è legata alle restrizioni sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto del petrolio: basta un rallentamento lì perché i contraccolpi arrivino fino all’Isola.
I timori
Poche centinaia di metri più in là, stesso scenario. Anche in viale Diaz i listini sono allineati, ma tra gli automobilisti serpeggia l’ansia. Giovanni Abis stringe la pistola del carburante e scuote la testa: «Ancora una volta ci aspettiamo aumenti. Sono stanco. Ho appena acquistato un’auto full hybrid e mi munirò di colonnina a casa. Il futuro sono le macchine elettriche». In centro, tra piazza Repubblica e piazza Marcello Serra, l’atmosfera è più tesa. Ieri mattina All’Aci di piazza Marcello Serra il diesel era a 1,719 euro, la benzina a 1,639. «Finora non abbiamo registrato variazioni rilevanti – racconta Marco Stocchino, responsabile del punto vendita –, ma nelle ultime mattine abbiamo visto più file del solito. Molti fanno il pieno per paura che i prezzi schizzino o addirittura che la benzina finisca». Accanto a lui la collega Natasha Pica sottolinea il timore più grande: «Viviamo su un’isola. I clienti ci chiedono se le navi arriveranno regolarmente. Hanno paura di rimanere a secco». Alla circonvallazione di Pirri, sotto l’insegna Eni, i primi segnali si sono già visti. «Più sei centesimi sulla benzina e due sul gasolio – spiega il gestore Alessio Angioni –. E non è finita. È difficile quantificare l’impatto, ma è evidente che tutto dipenda dalla guerra». E ieri sera ancora aumenti: in un distributore del centro il prezzo del gasolio è arrivato a 1,809 euro a litro.
La stangata imminente
Gli aumenti toccano anche altri marchi come IP, Q8 e Tamoil. Tra gli impianti, le conversazioni si assomigliano tutte. Daniele Russo, mentre rifornisce in piazza Repubblica, allarga le braccia: «Queste guerre non colpiscono solo i Paesi coinvolti. A pagarne le conseguenze siamo anche noi». Federico, poco distante, sceglie la linea della prudenza: «Sono sicuro che il peggio debba ancora arrivare, ma continuo con i rifornimenti normali. Viviamo giorno per giorno». Il gasolio ha già raggiunto il livello più alto dal febbraio 2025. L’impressione, facendo un giro in città, è che si guidi a fiato sospeso. I listini oscillano e la fiducia è fragile. A Cagliari si fa il pieno con un occhio al display della pompa e l’altro alle notizie dal Golfo, nella consapevolezza che ciò che accade a migliaia di chilometri di distanza può pesare, nel giro di pochi giorni, sul portafoglio di tutti.
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