Le Borse affondano per l'intensificarsi del conflitto in corso fra Usa e Israele da una parte e Iran dall'altra, ormai allargatosi a tutto il Medio Oriente. A preoccupare i mercati sono i rischi di escalation e il perdurare delle crisi con l'inevitabile impatto dell'aumento dei prezzi dell'energia sull'inflazione. Non a caso crescono i rendimenti mentre si allontanano le prospettive di tagli dei tassi.
Pessimismo
A differenza di quanto avvenuto lunedì neanche Wall Street argina le vendite e arriva a perdere fino al 2% dimezzando poi le perdite. Lo stesso fanno i listini europei. Già pesanti in avvio, al pari delle Borse asiatiche, si appesantiscono con gli indici americani e le piazze peggiori, Madrid e Milano, rispettivamente toccano o si avvicinano a un ribasso nell'ordine del 5%. A fine giornata la prima perde il 4,5%, Piazza Affari più del 3,9%. Non va molto meglio a Parigi e Francoforte, in flessione di oltre il 3,4% e Londra (-2,7%). Alla fine bruciano 565 miliardi di capitalizzazione. Sommati a quanto è andato in fumo il giorno precedente il bilancio delle due sedute è di 880 miliardi perduti.
In calo
A scivolare sono ovunque le utilities e i titoli del lusso come Moncler e Italgas che sul listino milanese fanno un capitombolo di oltre il 6%. Continua a preoccupare il blocco dello Stretto di Hormuz che interrompe la rotta commerciale delle navi di gas e di greggio, e non solo. Il gas fa un altro rally anche per la chiusura in Qatar del maggior impianto di gas naturale liquefatto al mondo. Ad Amsterdam il Ttf, il contratto che fa da riferimento per il gas europeo, fa un balzo di quasi il 22% a 54,3 euro al megawattora. Sommato all'aumento del giorno precedente l'impennata è del 53% anche se le quotazioni sono lontane dal record di oltre 320 euro toccato ad agosto 2022 nel pieno della crisi energetica provocata quattro anni fa dall'invasione russa in Ucraina. Non si arresta neanche la corsa del greggio. Il Wti scambiato a New York e l'Ice Brent trattato a Londra hanno segnato rialzi fino all'8% per poi limare i guadagni al 5%: il primo oltre i 75 dollari il secondo sopra soglia 82 dopo aver raggiunti 85 dollari al barile, massimi da luglio 2024.
Beni rifugio
L'oro invece interrompe la corsa delle ultime quattro sedute e si riporta sui 5.000 dollari l'oncia. Cala anche l’argento. A essere cercato come bene rifugio è piuttosto il dollaro che guadagna terreno su un po' tutte le valute, euro compreso. A sostenere il biglietto verde contribuiscono le scommesse sulle Fed sui tassi. Il pericolo di un riemergere dell'inflazione se la durata della guerra in Medio Oriente soffierà sui costi dell'energia allontanano le scommesse di tagli dei tassi.
Ne risentono anche i Treasuries i cui rendimenti salgono e contagiano un po' tutti i titoli di Stato per l'idea che anche le altre banche centrali saranno portate in prospettiva ad alzare i tassi di interesse piuttosto che ad abbassali. In Europa sale in prima battuta il rendimento del Bund tedesco al 2,75% e ancora di più il Btp italiano al 3,45% così lo spread si allarga a 70,4 punti base dai 64 della chiusura di lunedì.
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