Coltivata nelle campagne di Orani, la più grande piantagione di marijuana mai scoperta in Italia era destinata, secondo il gip del Tribunale di Nuoro, Giovanni Angelicchio, all’esportazione extra-regionale. Un quantitativo definito «un’immensità sproporzionata», incompatibile con qualsiasi consumo locale o regionale e indicativo di un traffico gestito da criminali professionisti, inseriti in un circuito delinquenziale di alto livello. A rafforzare il quadro investigativo anche la presenza di un uomo incappucciato, ripreso all’interno della piantagione, ritenuto parte integrante dell’organizzazione e tuttora da identificare. È il quadro che si delinea dopo il blitz dei carabinieri di Nuoro, che ha portato in carcere quattro uomini che venerdì compariranno davanti al gip di Nuoro per l’interrogatorio di garanzia: Pietro Noli, difeso dall’avvocata Milena Patteri; Giuseppe Marrone e Fabiano Benzi, assistiti dall’avvocato Francesco Lai; Gonario Morittu, difeso dagli avvocati Lorenzo Simonetti e Marco Piredda.
Le piantagioni
Due le coltivazioni. La principale da circa 25.000 piante, affiancata da una seconda di marijuana sativa, ma ritenuta irregolare, da 10 mila piante. In un capannone 13 mila piante in essiccazione. Il sequestro ha portato alla scoperta di oltre 3.500 chilogrammi di marijuana, con 370 chilogrammi di principio attivo, per un valore all’ingrosso di circa 8 milioni di euro, e 31 milioni al dettaglio. Un dato decisivo per il Gip: quella sequestrata in Barbagia supera l’intera quantità di canapa recuperata in un intero anno in Calabria, seconda regione produttrice d’Italia.
Aderenze criminali
Per il giudice non vi sono dubbi sulla destinazione della droga. La produzione era largamente superiore alla domanda regionale e non poteva che essere indirizzata verso il mercato nazionale, con il coinvolgimento di associazioni per delinquere operative anche fuori dalla Sardegna. «Una coltivazione di queste dimensioni non si improvvisa», scrive il gip, sottolineando come gli indagati abbiano agito secondo schemi criminali consolidati. E nell’indagine pesa la presenza dell’uomo con il passamontagna. Un dettaglio che, per gli inquirenti, dimostra la consapevolezza del rischio e l’elevato livello organizzativo del gruppo. Determinanti sono state le immagini di droni e fototrappole. Per le dimensioni, la professionalità dimostrata e l’organizzazione messa in campo, l’attività illecita si trattava di un gruppo «stabile, strutturato, con alleanze criminali e una vocazione chiaramente nazionale».
L’inchiesta prosegue per individuare l’uomo incappucciato, considerato figura chiave, e il sistema criminale che potrebbe far emergere lo snodo strategico del traffico di marijuana illegale in Italia.
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