Lo scontro

Groenlandia, gli Usa non tornano indietro «Vogliamo il controllo» 

Copenaghen e Nuuk non si piegano E ora i Paesi Ue mandano i militari 

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Washington. «Inaccettabile». Per Donald Trump non ci sono alternative al controllo degli Stati Uniti sulla Groenlandia ma per Copenaghen e Nuuk la conquista dell'isola è una linea rossa che non può essere oltrepassata. Il vertice a Washington tra la delegazione americana di alto livello e quelle danese e groenlandese, se pur «franco e costruttivo spirito», non è riuscito ad avvicinare le posizioni. E l'Europa si mobilita con Germania, Francia, Norvegia e Svezia che hanno annunciato l'invio di soldati per una missione di ricognizione, su richiesta della Danimarca, pronta a sua volta a rafforzare la propria presenza militare sull'isola.

Il caso

Per Trump, il commander-in-chief, che da mesi sottolinea il rischio che il territorio autonomo nell'Artico finisca nelle mani di Russia e Cina, è una questione di sicurezza. Ma anche di risorse naturali, petrolio e terre rare, di cui la Groenlandia è ricca. Secondo una stima di accademici ed ex funzionari, gli Stati Uniti potrebbero pagare fino a 700 miliardi di dollari per annettere la Groenlandia, ovvero la metà del bilancio annuale del Pentagono. Per il titolare danese degli Esteri, Lars Lokke Rasmussen, il controllo dell'isola da parte di Trump è «assolutamente non necessario». Il ministro ha detto che il suo Governo è «pronto e disponibile» ad impegnarsi per aumentare la sicurezza nell'Artico e che continuerà a parlare con Washington nelle prossime settimane attraverso un gruppo di lavoro di alto livello, ma ha anche ammesso che lui e la collega groenlandese Vivian Motzfeldt non sono riusciti a far cambiare idea al tycoon.

Nessuna apertura

«È chiaro che il presidente americano ha questo desiderio di conquistare la Groenlandia – ha continuato Rasmussen – e noi abbiamo ribadito in modo inequivocabile che ciò non è nel nostro interesse». Lo stesso concetto è stato espresso da Motzfedt: nella lingua della sua gente, ha affermato che la Groenlandia «non vuole essere conquistata dagli Stati Uniti». In queste ore la Danimarca ha annunciato che «rafforzerà» la propria presenza militare in Groenlandia e che lavorerà per favorire un maggiore impegno della Nato nell'Artico. Su richiesta di Copenhagen, anche la Svezia contribuirà con l'invio di militari. «Alcuni ufficiali di Stoccolma hanno raggiunto ieri la Groenlandia per preparare i prossimi passi nell'ambito dell'esercitazione danese “Operation Arctic Endurance», ha annunciato su X il primo ministro Ulf Kristersson. E già questa settimana sull'isola potrebbero arrivare anche i primi soldati dalla Germania. Secondo la Bild, una prima pattuglia tedesca di ricognizione potrebbe partire a stretto giro. Anche Parigi ha detto di essere pronta a partecipare alla missione.

La zampata

E mentre la situazione nell'Artico assume i contorni di un confronto tra Europa e Stati Uniti, The Donald continua la sua campagna sui social. «Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale», ha ribadito su Truth. «La Nato diventerà più forte ed efficace con la Groenlandia nelle mani degli Usa», ha aggiunto il tycoon, forse per correggere parzialmente il tiro della dichiarazione rilasciata in una lunga intervista al New York Times, nella quale si era detto pronto a scegliere tra l'annessione dell'isola e l'unità dell'Alleanza Atlantica.

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