Società

Gioco d’azzardo, sindaci sardi in campo accanto alla Chiesa 

Papa Leone all’udienza con l’Anci: «Piaga che rovina molte famiglie» 

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Il gioco d’azzardo è «una piaga che rovina molte famiglie», un «grave problema educativo, di salute mentale e di fiducia sociale»: così ha parlato papa Leone XIV durante l’udienza con l’Anci (Associazione nazionale dei Comuni italiani). «È stato un richiamo forte e inequivocabile alla responsabilità delle istituzioni verso le proprie comunità», conferma Daniela Falconi, presidente Anci Sardegna e sindaca di Fonni, che ha partecipato all’incontro di chiusura dell’anno giubilare in Vaticano. E nell’Isola, su questo fronte, il da fare non manca.

Persi 20 miliardi di euro

A livello nazionale, il “Rapporto sulla povertà e l’esclusione sociale 2025” della Caritas – richiamato esplicitamente dal Pontefice – ha mostrato come il gioco d’azzardo non sia più un fenomeno marginale ma un vero e proprio sistema industriale di massa: nel 2024 il volume di denaro giocato in Italia ha superato i 157 miliardi di euro (nel 2006 erano 35), con oltre 20 miliardi di perdite nette per i giocatori. Una spesa, quest’ultima, che grava soprattutto sulle famiglie più vulnerabili, trasformando l’azzardo in una “tassa regressiva” che amplifica le disuguaglianze. Falconi annuisce: «Il gioco d’azzardo non è un semplice passatempo né una risorsa economica neutrale. Genera dipendenza, impoverimento, isolamento sociale e sofferenza, colpendo in modo particolare le fasce più fragili della popolazione.

La situazione nell’Isola

In Sardegna, con oltre 1,4 miliardi di euro spesi solo nel 2023 tra slot, scommesse e giochi online, la spesa pro capite per il gioco d’azzardo è superiore alla media nazionale. Secondo i dati di una ricerca di Federconsumatori pubblicata lo scorso ottobre, anche in molti piccoli Comuni dell’Isola (spiccano i casi di Pozzomaggiore, Castelsardo e Arborea) il gioco online supera il doppio della media nazionale, confermando che anche i territori meno popolati non sono risparmiati da questo fenomeno. «Nei nostri paesi – riprende la presidente dell’Anci Sardegna – vediamo quotidianamente gli effetti: famiglie in difficoltà, anziani e giovani intrappolati in meccanismi di indebitamento, attività commerciali e quartieri segnati da una presenza pervasiva dell’azzardo».

Poveri nella morsa

Il fenomeno è particolarmente insidioso nell’Isola perché si inserisce in un contesto di fragilità economica e sociale: secondo Caritas Sardegna, oltre 128 mila famiglie vivono in condizioni di povertà relativa. La combinazione tra redditi bassi, difficoltà occupazionali e forte diffusione del gioco crea una spirale di vulnerabilità che rischia di accentuare esclusione sociale e marginalità. Il gioco d’azzardo, sia online sia fisico, diventa così una delle manifestazioni più concrete della povertà multidimensionale: un intreccio di difficoltà economiche, relazionali e psicologiche.

«Azioni concrete»

L’associazione dei Comuni sardi non vuole stare con le mani in mano. «Accogliamo l’appello del Pontefice a mettere al centro la dignità della persona e il bene comune», riprende Falconi, sindaca di Fonni da 10 anni: «Come amministratori locali, non possiamo ignorare i costi sociali e umani di un sistema che trae profitto dalla fragilità».

Quali sono gli strumenti che i sindaci possono mettere in campo? Quello di Udine, per esempio, ha limitato a otto le ore consecutive di funzionamento per le slot machine.

«È necessario – sostiene la presidente dell’Anci Sardegna – rafforzare le politiche di prevenzione, limitare la diffusione dei luoghi di gioco, sostenere chi è vittima di dipendenza e promuovere un modello di sviluppo che non sacrifichi la salute e la coesione sociale sull’altare del guadagno. La lotta al gioco d’azzardo patologico non è una battaglia ideologica, ma un dovere civile. Le parole del papa – conclude Falconi – ci chiedono di trasformare l’indignazione in azioni concrete, perché i nostri Comuni siano luoghi di cura, responsabilità e speranza, non di sfruttamento e solitudine».

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