Una folla commossa ha riempito, ieri pomeriggio, ogni spazio del santuario di Santa Greca, fino a occupare l’intero sagrato, per stringersi attorno alla famiglia di Donato Filippino, il 64enne scomparso prematuramente lo scorso sabato. Un dolore profondo e composto quello che ha avvolto Decimomannu durante le esequie, celebrate ieri pomeriggio nel luogo che per Donato era una vera e propria casa.
Don Andrea Lanero, nell’omelia, ha tratteggiato la figura di un uomo di rara nobiltà d’animo, capace di vivere con semplicità e generosità: «Donato ha raggiunto la pienezza della vita perché il suo cuore era gradito al Signore», ha ricordato il sacerdote, invitando i presenti a guardare alla scomparsa con gli occhi della fede, cercando conforto nella certezza che ora il confratello sia accolto proprio da Santa Greca, alla quale era devoto.
Il legame di Donato con la Confraternita era viscerale. Il priore Antonio Giua lo ha ricordato come un «lavoratore instancabile e padre premuroso», sempre in prima linea nel servizio alla comunità parrocchiale. Un impegno che, unito alla sua cordialità e al suo animo allegro, aveva lasciato un segno indelebile in chiunque lo avesse conosciuto.
Donato Filippino ha lasciato la famiglia in un momento di meritato riposo, trascorso in una piscina a Carbonia insieme alla moglie Donatella, durante un fine settimana che il figlio aveva voluto donare ai genitori come gesto di affetto dopo il recente matrimonio. Il destino ha trasformato un momento di gioia in un tragico epilogo.
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