Sicurezza

A Palermo l’Esercito contro la mafia 

Meloni in città dopo il blitz antiracket: «Uno Stato determinato» 

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Palermo. La prima tappa è stata alla Stele di Capaci: Giorgia Meloni inizia col tributo alle vittime dell’attentato mafioso la sua giornata palermitana. Poi, a poche ore dal blitz della dda contro la banda di estortori (22 sono finiti in cella) che per mesi ha terrorizzato commercianti e imprenditori a colpi di kalashnikov, va in Prefettura per il comitato per l’ordine e la sicurezza con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Chi pensa di riportare Palermo indietro, di terrorizzare chi lavora onestamente, troverà davanti a sé uno Stato determinato, che agisce e colpisce», dice a magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine.

Dopo i Vespri

Il riferimento è all’escalation criminale vissuta dalla città, teatro di decine di attentati intimidatori. «Questo comitato dovrà trovare nel più breve tempo possibile le soluzioni operative per avviare un’operazione straordinaria di controllo e presidio fisso del territorio. A partire dai quartieri più a rischio, penso allo Zen ma non solo. Un presidio che si può garantire con le forze di polizia ma non solo, forse anche con il coinvolgimento dei militari e dell’esercito in operazioni congiunte. Se necessario possiamo anche intervenire sulle norme che oggi disciplinano Strade sicure», garantisce Meloni evocando una nuova stagione della missione Vespri Siciliani decisa dopo le stragi del ’92.

L’auto blindata

La visita si conclude al Museo del Presente per il disvelamento della Fiat Croma su cui, il 23 maggio di 34 anni fa, viaggiavano Giovanni Falcone, la moglie e collega Francesca Morvillo e l’autista Giuseppe Costanza, scampato all’agguato. Oltre alla premier e alla sorella di Falcone, Maria, partecipano i ministri della Giustizia e dell’Interno Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo, i figli del giudice Borsellino Lucia e Manfredi. Forte la commozione quando viene tolto il lenzuolo bianco che copre i resti della blindata sventrata dal tritolo. «Questa Fiat Croma è l’ultimo luogo che Giovanni Falcone e Francesca Morvillo hanno condiviso. E mi piace pensare che, nonostante fossero consapevoli del rischio che correvano, stessero parlando, scherzando, pensando a cosa fare l’indomani. Cose normali, abitudini di sempre, perché oggi sono degli eroi ma erano persone normali, si comportavano come persone normali. Non si atteggiavano da idoli, erano solo persone perbene che facevano la loro parte al meglio delle loro possibilità».

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