Un viaggio nella memoria e nell’identità musicale della Sardegna approda su uno dei palcoscenici più importanti del cinema italiano. “Su Maistu”, il documentario diretto da Gianfranco Cabiddu, è in concorso al Bif&st – Bari International Film&TV Festival 2026, nella sezione “Per il Cinema Italiano”. Un riconoscimento significativo per un’opera che intreccia racconto artistico e radici culturali, portando sul grande schermo la storia di Luigi Lai, 93 anni e massimo interprete vivente delle launeddas. Un ritratto biografico intenso, capace di restituire il valore di una tradizione millenaria ancora viva. La proiezione ufficiale è in programma domani alle 19 al Multicinema Galleria di Bari, davanti al pubblico e agli addetti ai lavori della rassegna pugliese.
Il lavoro
Al centro del racconto c’è la figura del grande maestro di launeddas, antico strumento della tradizione sarda riconosciuto dall’Unesco. Il documentario ne ripercorre le tappe fondamentali, restituendo il ritratto di un artista che ha saputo portare una tradizione millenaria ben oltre i confini dell’isola. L’opera arriverà a Bari anche con il sostegno della Fondazione Sardegna Film Commission. «Conosco Luigi da tantissimi anni, è un grandissimo musicista, e credo che la musica che lui fa si connetta col mondo. Mi sembrava interessante, oltre al racconto della sua vita, anche raccontare la trasmissione della memoria con gli allievi, e poi l’attenzione che c’è a questi livelli di perfezione musicale nel mondo del jazz, della musica classica e nella musica etnica di tutto il mondo», ci racconta il regista Gianfranco Cabiddu. Il documentario accompagna così lo spettatore in un viaggio che attraversa festival e teatri internazionali, dalla Sardegna all’Irlanda, alla Scozia, fino a New York, mettendo in luce il dialogo continuo tra tradizione e linguaggi contemporanei, tra jazz e musica classica.
La tradizione
Considerato l’ultimo grande maestro delle launeddas, Luigi Lai incarna una tradizione oggi sempre più fragile, segnata dalla progressiva scomparsa dei suoi eredi. «C’è un virtuosismo difficilmente raggiungibile perché i termini di trasmissione del sapere sono cambiati», sottolinea il regista, evidenziando le trasformazioni profonde che hanno investito questo patrimonio musicale. Il film si muove anche su un altro piano, evitando ogni deriva stereotipata nel racconto della Sardegna. «Non c’è folklore quando c’è arte e consapevolezza della tradizione che si usa. È un problema che si pone quando si cerca di mercificare o adattare a un determinato pubblico una cosa che parte da un’identità forte», prosegue Cabiddu, tracciando una linea netta tra autenticità e rappresentazione superficiale.
Il ricordo
Un lavoro lungo, costruito nel tempo e con la pazienza necessaria per inseguire i momenti più significativi. «Le riprese sono state molto lunghe, ci sono voluti anni per fare questo documentario che presupponeva di seguire Luigi e avere anche la pazienza di aspettare determinati fatti», racconta Cabiddu. Un percorso che ha portato la troupe nei contesti più diversi, come il festival in Irlanda dove Lai è considerato un antesignano degli strumenti a fiato scozzesi e irlandesi, ma anche nel nord della Francia e in Spagna, accanto a Cristina Pato. «Le launeddas è come se precedano, dal punto di vista tecnico», prosegue il regista, sottolineando la portata universale di questo strumento. Un viaggio che diventa anche simbolico, «come andare avanti nel tempo», fino a una delle immagini più recenti e significative: la laurea honoris causa conferita a Lai dall’Università di Bologna.
L’anteprima
Dopo Bari, il film arriverà a Cagliari e verrà presentato sabato alle 11 nella Sala M1 del Teatro Massimo di Cagliari. In sala, a festeggiare il maestro e il regista Gianfranco Cabiddu, ci saranno Paolo Fresu, Elena Ledda, Gavino Murgia, Mauro Palmas, Marti Jane Robertson. L’evento, a cura del centro di produzione musicale Medinsard e in collaborazione con l’associazione culturale Backstage e Teatro Massimo Cagliari, è a ingresso libero sino a esaurimento posti.
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