Quello sulla giustizia è il quinto referendum costituzionale confermativo che si svolge in Italia. Il Sì e il No hanno prevalso entrambi due volte.
I precedenti
Il primo risale al 7 ottobre 2001, quando gli elettori furono chiamati a confermare la riforma del Titolo V, voluta dal centrosinistra per ampliare le competenze delle Regioni. Il sì prevalse, segnando l'unico intervento organico sul regionalismo approvato direttamente dal corpo elettorale. Di 49,4 milioni di aventi diritto, votarono solo 16,8 milioni di cittadini, cioè il 34,05%. Il Sì si impose con il 64,21% contro il 35,79% dei No. Cinque anni dopo, nel giugno 2006, il Paese tornò alle urne per pronunciarsi sulla riforma voluta dall'allora esecutivo Berlusconi, che puntava a ridisegnare la forma di governo, introducendo un Senato federale e conferendo alle Regioni competenze esclusive su sanità, scuola e polizia locale. Il No vinse nettamente: l'affluenza si attestò al 53,8% e i voti contrari alla riforma furono il 61,29% contro il 38,71% di Sì. Il 4 dicembre 2016 fu la volta del referendum sulla riforma ribattezzata “Renzi-Boschi” che proponeva il superamento del bicameralismo paritario, la revisione del Titolo V e la soppressione del Cnel. Si recarono alle urne in 33,2 milioni, pari al 65,48%. La vittoria del No sul Sì fu netta: 59,12% a 40,88%. E Renzi si dimise da premier. Nel 2020 gli italiani furono chiamati a confermare il taglio dei parlamentari. La riduzione del numero di deputati e senatori, sostenuta da una larga maggioranza parlamentare, ottenne un consenso trasversale e fu approvata con oltre due terzi dei voti. Alle urne si recò il 53,8% degli aventi diritto. Il Sì ottenne il 69,9% dei voti, a fronte del 30% dei No. La riforma ha ridotto i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200.
Due anni
Per il referendum sulla separazione delle carriere, la creazione di due Csm (uno per i giudici, l'altro per i pm) e di una Corte disciplinare autonoma sarà possibile votare fino alle 15 di oggi. L’iter di questa riforma costituzionale è stato lungo. Il primo testo della riforma viene approvato in Consiglio dei ministri il 29 maggio 2024. Il 16 gennaio 2025 la Camera dei deputati approva definitivamente il testo della riforma. Nove mesi dopo, il 30 ottobre 2025, il disegno di legge costituzionale ottiene il via libera definitivo in Senato, in seconda votazione, ma solo con maggioranza assoluta, non dei due terzi. Questo aprirà alla possibilità di un referendum costituzionale confermativo.
Conto alla rovescia
Il 4 novembre 2025 inizia ufficialmente il conto alla rovescia che si concluderà oggi. I capigruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati depositano in Cassazione le 85 firme raccolte fra i deputati di maggioranza. Il 18 novembre l'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione approva con un'ordinanza il quesito del referendum proposto, e a inizio di quest’anno, il 14 gennaio 2026, viene pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica con cui è indetta la consultazione per il 22 e 23 marzo. Il 7 febbraio il quesito viene integrato con l’adozione di un altro decreto del Capo dello Stato ma la data resta invariata.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
