La frontiera

«L’Ue regoli l’intelligenza artificiale» 

Allarme di Mattarella sul potere mondiale nelle mani di pochissimi privati 

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L’innovazione e la spinta repentina dell’intelligenza artificiale non vanno demonizzate. Ma i rischi sono enormi e riguardano anche la democrazia: l’Ue deve intervenire con le regole. A Venezia, nell’ex monastero benedettino di San Giorgio Maggiore, Sergio Mattarella ha messo in fila pregi e difetti delle nuove frontiere della tecnologia. Contesto monacale, ma nessuna indulgenza. Le leve - ha detto il capo dello Stato - si stanno concentrando «nelle mani di pochissimi soggetti privati, che stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali, a partire dallo spazio».

«Vulnerabilità»

Mattarella non ha fatto nomi, ma nel suo discorso c’era l’eco di scenari d’Oltreoceano, di imprenditori visionari con accessi alle stanze di chi ha il potere di cambiare il mondo. L’occasione per lanciare l’allarme è stata il simposio delle sondazioni Cotec di Italia, Spagna e Portogallo, con i rispettivi presidenti onorari: Mattarella, il re Felipe VI e il presidente Antonio José Seguro. In sintonia con Mattarella la presidente della Bce, Christine Lagarde: l’Europa deve fare i conti con una «profonda vulnerabilità strategica», perché è «fortemente dipendente da sistemi fondamentali sviluppati da una manciata di aziende concentrate non solo in un’unica giurisdizione ma, all’interno di quella giurisdizione, in un unico Stato», cioè la California. Insomma, ha poi spiegato Mattarella, il rischio è che ci siano «realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola. Nuovi pretesi attori di imponderabile legittimità, per un nuovo disordine internazionale». Ecco che «si presenta un palese tema di sovranità, su questioni che coinvolgono sicurezza della società e diritti dei cittadini». E allora, «l’Ue deve compiere un salto, passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività. È indispensabile che i governi membri dell’unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune. La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa».

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